lunedì 22 ottobre 2018

Renovatio imperii ovvero la Rinascita carolingia. Pillole di arte


Teodosio prima (insieme con S. Ambrogio), Giustiniano poi e infine (soprattutto) Carlo Magno sono tre nomi che testimoniano - nel Medioevo - il progetto di rifondare Roma o meglio di rifondarne il potere imperiale che aveva rappresentato nella storia dell'umanità... con in più il valore cristiano aggiunto.


Incoronazione di Carlo Magno nell'antica basilica di S. Pietro a Roma

Quest'ultimo - l'elemento cristiano - conferisce una dignità divina all'imperatore (o re): è Dio stesso che lo vuole a governare i suoi sudditi, giacché il re o imperatore è incoronato dal papa. 
Ricorderemo la notte di Natale dell'800 d.C. (cfr. immagine qui sopra). 


 Renovatio imperii ovvero la Rinascita carolingia.

Quali sono i provvedimenti che caratterizzano la rinascita carolingia?

1. L'adozione del latino come lingua ufficiale

2. La fondazione di cattedrali e monasteri (che saranno esempio dell'arte romanica)

3. La riforma della scrittura

4. L'imposizione della liturgia romana

5. L'istituzione di scuole presso la corte

6. La riscoperta dei testi classici e la revisione di quelli sacri

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Fonte: Bora-Fiaccadori-Negri et Alii, I luoghi dell'arte 2

Medioevo. Tre domande a bruciapelo

Medioevo. Tre domande a bruciapelo.








1. Quale autore ha usato per primo l'espressione medium aevum per designare un periodo di declino nella storia culturale posteriore all'antichità?

a. Giovanni Boccaccio
b. Dante Alighieri
c. Francesco Petrarca


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2. Qual è invece il primo autore che usa il termine « rinascita » come sostantivo da opporre a una precedente epoca di decadenza identificata con il Medioevo?

a. Leon Battista Alberti
b. Lorenzo Ghiberti
c. Giorgio Vasari


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3. La locuzione rivolta dei medievisti designa:

a. la modificazione dell'antico ordine sociale avvenuta in epoca medievale
b. la rivalutazione storica del Medioevo operata nei primi decenni del XX secolo
c. la tendenza artistica che, nel XIX secolo, promosse un ritorno allo stile prerinascimentale


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L'altare d'oro di S. Ambrogio. Pillole di arte

L'altare d'oro di S. Ambrogio

9661 - Milano - S. Ambrogio - Altare - Foto Giovanni Dall'Orto 25-Apr-2007.jpg
wikipedia ©Giovanni Dall'Orto, 2007



Risale alla metà del IX sec. d.C, si trova nella basilica di S. Ambrogio a Milano. In origine conteneva le reliquie del santo e di altri due santi, Gervasio e Protasio. 

L'altare fu voluto dall'arcivescovo Angilberto II e fu eseguito da tale Vuolvinio, il quale si rappresenta e si firma nella parte retrostante dell'altare: MAGISTER PHABER.

IW_Volvinio_Altare-S.Ambrogio_20
in questa pagina tutte le foto nel dettaglio con un testo in inglese a cura di Giuseppe Frangi

Si tratta dunque di un sarcofago, di una tomba-altare a forma di cassa. 

Il materiale usato è legno rivestito da lamine di oro e argento, impreziosite da smalti e gemme incastonate. Le lamine sono incise a sbalzo. L'altare è lavorato su tutti i lati.

Sebbene sia attestata una unità programmatica dell'esecuzione (sotto la direzione di Vuolvinio, esecutore ma anche ideatore del manufatto, probabilmente), sono marcate alcune differenze nell'esecuzioni dell'opera.

La parte frontale [e quella dei due lati] che illustra dal basso verso l'alto la venuta terrestre del Cristo evidenzia influenze tardo-antiche e bizantine coeve: animazione, gestualità, racconto.  Stesso stile si ritrova in altre opere carolingie come per esempio : i dipinti dell'abbazia di Mustair, il salterio* di Utrecht e lo scriptorium di Reims.

dipinto di Muestair (qui, l'approfondimento) arte carolingia in Svizzera



*Il "salterio" è un testo in cui sono raccolti i 150 salmi, ovvero gli inni religiosi che secondo la tradizione sarebbero stati composti dal re Davide 
fonte:https://www.finestresullarte.info/antiquitates/2013/02-il-salterio-di-utrecht-e-la-sua-eredita.php)

La parte del retro (quella che ha una finestrella che si apre e che all'origine permetteva di vedere le reliquie dei santi) è invece più lineare, più severa ed è completamente - presumibilmente - opera di Volvinio che si autorappresenta nell'atto di essere benedetto da S. Ambrogio e nominato capo-orafo (MAGISTER PHABER).

 Altare maggiore Sant' Ambrogio

Bisogna ricordare  che influenze carolingie su maestranze a cultura tardoantica e bizantina potevano essere possibili all'epoca solo in Lombardia.

E in fin dei conti, S. Ambrogio nel IX sec. sta a indicare in maniera manifesta "l'alleanza tra la Chiesa milanese e quella franca, tra la città lombarda e l'impero" (Bora-Fiaccadori et Alii, I luoghi dell'arte, 2)

Jacqueline Spaccini



domenica 7 ottobre 2018

Barbari e Bizantini dell'Alto Medioevo

Barbari e Bizantini dell'Alto Medioevo 


 Periodo storico: VII eVIII secolo d.C.

Che cosa intendo per cultura bizantina? 

Intendo una cultura  che non può più dirsi per davvero «romana» (anche se il termine bizantino risale al XVII secolo), vuoi perché l'impero romano d'occidente non esiste più, vuoi perché tale cultura non si esprime nemmeno più in latino, bensì in greco. L'ultimo imperatore di madrelingua latina è il macedone Giustiniano, e lui muore nel 565 (VI sec. d.C.). Dopo di lui, il greco prenderà la rivincita sul latino e gli imperatori avranno nomi come Ἡράκλειος (Eraclio I), Κωνσταντίνος (Costantino III) e così via. Siamo alla terza decade della prima metà del VII sec. d.C.
Impero bizantino nel 650 d.C.

Tuttavia, una cultura paleo-bizantina si esprime fin dal IV secolo, già in ambito tardoantico. L'arte bizantina è religiosa, tende alla stilizzazione e va contro il prodotto artistico/manufatto naturalistico e individualistico (romano tardoantico); è spirito, è luce, è oro, la figura è incorporea, svanisce la prospettiva.  

Dove poggiano i piedi Giustiniano e Belisario? Gli uni sugli altri?
S. Vitale mosaico Giustiniano e la sua corte 

Viene meno quella rappresentazione figurata propria della romanità: tranche de vie, individualizzazione dei personaggi raffigurati, attaccamento alla terra, alla natura. 
Lo spazio è simbolo, luce; il sentimento cristiano è mistico: ciò che è ombra è materia e per ciò stesso negatività.
S. Vitale (part.)
L'agnello sacrificale, il fondo blu, i fiori, le foglie, la frutta
Scrive Carlo Giulio Argan: 
è una cultura essenzialmente religiosa, che mira a realizzare in terra l'ordine divino e ad assicurare all'umanità un esito trascendente, la salvezza al di là della vita.
Ordine, gerarchia, burocrazia e formalismo. Ma da qualche altra parte nell'impero, trova posto l'eremita, l'asceta, il monaco, la profezia apocalittica. 

L'arte ne è il riflesso: arte aulica (o di corte)  vs  arte ellenistica. Arte che raffigura Cristo, i santi o i papi (stilizzazione) vs arte che racconta le S. Scritture (figurazione narrativa).


Papa Simmaco S. Agnese fuori le Mura

Melchisedech* viene incontro ad Abramo offrendogli pane e vino (mosaico S. Maria Maggiore )
  
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Melchisedech*: re-sacerdote di Salem (= Gerusalemme) che offrì ad Abramo pane e vino (Antico Testamento).


E ora parliamo di barbari, siamo sicuri che stiamo parlando in maniera univoca?
Sono ancora barbari, questi longobardi o franchi che confezionano crocette in oro e continuano nella loro arte orafa, con fibule e fibbie in oro o in argento, se non addirittura i frontali d'elmo?  


Firenze, Museo del Bargello crocetta da sudario in oro ©Jacqueline Spaccini

 Firenze, Museo del Bargello fibule a staffa, arte franca, argento dorato ©Jacqueline Spaccini
  Firenze, Museo del Bargello fibbia, argento ©Jacqueline Spaccini
 Firenze, Museo del Bargello lamina di Agilulfo (frontale d'elmo) 
Arte longobarda rame sbalzato e dorato ©Jacqueline Spaccini

 All'inizio, la produzione «barbarica» è aniconica, cioè priva di immagini: piuttosto astratta, con disegni geometrici. Ha una tradizione di ornato e se raffigura qualcosa, quel qualcosa sono motivi zoomorfi (animali). In realtà, in Italia - scrive Argan - la produzione orafa non ha un'influenza rilevante. 

Quel che è rilevante  è la conseguenza che le invasioni e le successive dominazioni barbariche impongono al tessuto urbano: la decadenza delle città.

Castelseprio chiesa di S. Maria foris portas
Il ciclo di affreschi di Castelseprio (Varese, Lombardia) è un'eccezione. Questi dipinti rinvenuti in una chiesetta nel 1944, sotto vari strati di intonaco,  sono un'eccezione. L'opera di un artista greco di passaggio, di certo. I caratteri sono ellenizzanti. Un fatto isolato.

affresco di Castelseprio

Roma farà eccezione. Roma ha S. Maria Antiqua, all'interno del Foro Romano.

Affreschi sovrapposti in S. Maria Antiqua (VI-VIII sec. d.C.)

 Jacqueline Spaccini 7 ottobre 2018
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(Spunto di riflessione: Carlo Giulio Argan, Il Medioevo, Firenze, Sansoni, 2000)

sabato 6 ottobre 2018

Il sarcofago di Stilicone

Il sarcofago di Stilicone 
Il generale vandalo - per parte di padre - fedelissimo (c'è chi lo mette in dubbio) di Roma, marito di una nipote di Teodosio, l'ultimo imperatore di un impero non ancora diviso, fu fatto decapitare [408 d.C.] da suo genero, l'imperatore Onorio, era anche un cristiano (forse ariano).

Il suo presunto sarcofago è conservato nella basilica di S. Ambrogio, a Milano, soffocato alla vista da un ambone medievale.


Scolpito su 4 facce, in marmo, rappresenta scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. Lo stile è nettamente legato allo stile romano del tardo impero.

I mosaici dei catini absidali


MOSAICI, CATINI ABSIDALI 
IN ITALIA

In latino, abside vuol dire *arco, volta*. Usato dai Romani, solo più tardi per motivi di estetica architettonica, l'abside trova la sua espressione artistica più alta nell'architettura cristiana. 
A noi interessa il catino absidale che nelle chiese viene decorato di mosaici. 

«L'abside delle basiliche più antiche era volta generalmente a occidente (S. Pietro, S. Giovanni in Laterano, San Clemente). Fu regola nei primi tempi del Cristianesimo che il sacerdote celebrasse rivolto ad oriente e verso gli assistenti. Dal sec. V o VI le chiese bizantine ebbero invece l'abside rivolta ad oriente, come le chiese di S. Sofia a Costantinopoli e di S. Apollinare a Ravenna; nelle chiese occidentali, solo a partire dal sec. VIII le absidi furono rivolte a occidente. In altri casi gli architetti, per circostanze estranee alla loro volontà, dovettero modificare l'orientazione delle chiese» (fonte: Treccani)
«Ben noti sono i mosaici absidali della chiesa di Santa Pudenziana in Roma, delle due absidiole dell'oratorio di S. Aquilino in Milano (fine del sec. IV-principio del V), di S. Vitale a Ravenna (sec. VI), di S. Apollinare in Classe (sec. VI), [...], della chiesa dei Ss. Cosma e Damiano (sec. VI), di S. Agnese fuori le Mura (sec. VII), di S. Maria in Dòmnica, di Santa Prassede, di S. Marco in Roma (sec. IX). » (fonte: Treccani)

 ROMA - S. PUDENZIANA 390 d.C. (IV sec.)


È un Cristo barbuto, che annuncia il Pantocrator: grande, giudice ma anche benedicente, seduto su qualcosa di materiale, un trono, e attorniato dai suoi. Al di sopra c'è il monte Tabor, sormontato da una croce aurea e gemmata. Più sopra, tra le nubi realistiche e il Cristo, c'è la città di Gerusalemme. L'arte romana non è ancora cancellata dall'astrazione bizantina. Delle due donne ai lati del mosaico, c'è chi sostiene siano  Pudenziana e sua sorella Prassede e chi vede in loro i due ceppi del cristianesimo: l'Ecclesia ex gentibus (romana) e l'Ecclesia ex circumcisione  (ebraica), che sono evidentissime nella chiesa di Santa Sabina, sempre a Roma. 
Il restauro è molto evidente, quasi imbarazzante.


MILANO - S. AQUILINO (VI sec.)



Nella cappella della basilica di S. Lorenzo a Milano, questo mosaico su fondo oro appartiene al VI secolo. Il Cristo filosofo tra filosofi è imberbe ma Re e magister. Ai piedi del trono le Sacre Scritture e lui consegna le sue leggi. L'oro offusca la vista, come la luce in paradiso.
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RAVENNA -    S. VITALE  525 d.C. (VI sec.)



Cristo imberbe, apollineo, vestito di porpora, siede sulla sfera del mondo attorniato dagli arcangeli, da S. Vitale e dal vescovo Ecclesio.

RAVENNA - S. APOLLINARE IN CLASSE 549 d.C. (VI sec.)


Cristo imberbe e buon pastore, col suo gregge di fedeli, sitrasfigura sul monte Tabor. Si mutano le vesti di colore, divenendo candide, e appaiono accanto a lui Elia e Mosè (riferimento al Vangelo secondo Matteo, 17, 1-4). La croce è gemmata nel cielo; gli agnelli rappresentano i tre apostoli Giovanni, Giacomo e Pietro. Un prato verde con rocce, fiori e alberi raffigura la Creazione. Tutto è stilizzato, aulico, bizantino.

ROMA - SS. COSMA E DAMIANO 530 d.C. (VI sec.)



«Il catino dell'abside fu decorato intorno al 530 a mosaico con una scena rappresentante l'accoglienza nei Cieli dei due santi titolari della chiesa. Al centro domina la figura del Cristo con un rotolo nella mano sinistra e con la destra indicante una stella, rialzato rispetto alle altre figure e poggiante su nuvolette rosse e bluastre, che invadono anche il cielo blu alle sue spalle, mentre ai suoi lati su un idilliaco praticello si dispongono Paolo, san Cosma e pap a Felice IV che offre il modellino della chiesa a sinistra e, a destra, Pietro, san Damiano e Teodoro. Nel tamburo sottostante sono rappresentati gli apostoli sotto forma di pecore.  La svolta successiva del mosaico romano sarà infatti del tutto più consona all'astrattizzazione d'influenza bizantina (absidi di Sant'Agnese o Santo Stefano Rotondo), ciò che fa di questo mosaico forse l'ultimo capolavoro della pittura romana paleocristiana».   (fonte: Mosaici a Roma e Ravenna. V e VI sec., https://worldapart.forumfree.it/?t=61070522)




ROMA - S. AGNESE FUORI LE MURA  630 d.C (VII sec.)

 L'abside è rivestita di marmo cipollino, il mosaico raffigura  Sant'Agnese e i papi Simmaco ed Onorio:  tre figure isolate, immateriali, su fondo oro, tipico esempio della influenza bizantina nell'ambiente romano. «Questa composizione inaugura un nuovo spirito di venerazione dei santi, titolari dei luoghi di culto, che si andava diffondendo sull'esempio della decorazione musiva ravennate della basilica di Sant'Apollinare in Classe, dove per la prima volta un santo, nella sua gloria, era stato raffigurato nel catino absidale. La figura di sant'Agnese, nelle sue qualità sacrali, s'iscrive nel ruolo di protagonista: creatura celestiale, ammantata da una stola gemmata. Ai suoi piedi ci sono due globi di fuoco e la spada, strumento del suo martirio». (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Sant%27Agnese_fuori_le_mura)

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VIDEO COI MOSAICI DI RAVENNA 



GALLA PLACIDIA

 Si trova verso la porta d’ingresso il Redentore, il Cristo ha per scettro la croce. Ritratto con sei pecorelle in un paesaggio quieto e bucolico, Cristo è ritratto nella sua piena regalità, giovane e imberbe, domina il tempo e la storia.

Da approfondire:
BATTISTERO NEONIANO O DEGLI ORTODOSSI
BATTISTERO DEGLI ARIANI

L'architettura religiosa ai tempi di Costantino il Grande




©Alessio Damato

Fonte: Romanini et Alii, L'arte medievale in Italia, Sansoni, 1988 (esaurito)


Incredibile per chi lo apprenda la prima volta: le prime chiese cristiane sono state volute ed edificate dall'imperatore Costantino. Almeno le prime tre. Già alla quarta interviene un papa.
Ma è chiaro che occorre attendere l'Editto di Milano (313), prima che si pensi a costruire edifici di culto cristiano a parte. Infatti all'inizio, avremo il titulus (la domus ecclesiae), insomma il rito si fa in casa di un patrizio romano convertito.

Qui si parla di chiese paleocristiane. Queste, nell'ordine, le 4 basiliche maggiori:

1. Basilica di S. Giovanni in Laterano 312 d.C. (IV sec.) - c'è chi dice 318
2. Basilica di S. Pietro 319 d.C (IV sec.) - c'è chi dice 329
3. Basilica S. Paolo fuori le Mura  384 d.C. (IV sec.)
4. Basilica S. Maria Maggiore 360 d.C. ca. (IV sec.), poi 432

Le prime tre sono dette basiliche costantiniane

La prima, in ordine di tempo e di autorità,  è S. Giovanni in Laterano. Essa viene edificata sugli horti laterani (dal nome di una famiglia), terreno espropriato e in seguito appartenente a Fausta, seconda moglie di Costantino, colpita in seguito dalla damnatio memoriae, probabilmente morta per mano del coniuge, l'imperatrice ci ricorda il celebre personaggio di Fedra (cfr. l'accusa mossa a Crispo, figlio di primo letto dell'imperatore), di raciniana memoria. Naturalmente, non è il S. Giovanni in Laterano che abbiamo oggi negli occhi (perlomeno se ci riferiamo all'estetica della facciata odierna borrominiana): ancora oggi è la mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo.

La seconda è S. Pietro (anche qui, non quella che vediamo, rifatta nel XVI sec., con la facciata del Maderno). L'antica basilica di S. Pietro, come le altre basiliche papali, era a 5 navate tagliate a croce latina, longitudinale [il modello è quello, civico, della basilica romana privata o pubblica]. Una chiesa cimiteriale, o meglio costruita sul luogo di sepoltura dell'apostolo Pietro. È il primo martyrium (luogo di memoria dei martiri). Verrà distrutta nel 1451. 
Quella che vediamo oggi è opera del Maderno, Michelangelo, Sangallo, e così via.

La terza è S. Paolo fuori le Mura, anch'essa costruita sul luogo di sepoltura (o di martirio) dell'apostolo Paolo. 
Quella che vediamo oggi è un rifacimento del XIX sec., dopo che la basilica andò a fuoco e fu distrutta quasi interamente da un incendio nel 1823, per colpa della disattenzione di uno stagnaro (e del fatto che i tetti avessero le travi in legno). Del Medioevo è il ciborio di Arnolfo di Cambio, salvatosi dal rogo in quanto posto sotto all'Arco trionfale che resistette alla distruzione.

La quarta è S. Maria Maggiore, edificata da un papa, Liberio, a seguito di un sogno, verso il 360 d.C. È a 3 navate, dopo che venne riassestata da un altro papa, Sisto III. Per la prima volta, si dedica una  basilica alla Madonna, intesa quale Madre di Dio (432 d.C., post concilio di Efeso). La basilica 

ha i mosaici più antichi della Roma cristiana. L'interno è ancora strutturalmente lo stesso della basilica paleocristiana.

Fondamentalmente, le prime chiese cristiane si ispirarono a edifici romani non di culto, per ovvie ragioni. Quindi, si ispirarono a luoghi civili (tribunali, bazar, sale udienze, fori coperti, empori, mercati), ludico-ricreativi (terme) o sepolcrali (mausolei). 

I luoghi religiosi pagani privilegiano l'ingresso singolo al tempio, il rapporto one-to-one con la divinità. I luoghi religiosi cristiani assemblano comunità, debbono essere ampli, è il popolo di Dio che si rapporta a lui, non l'individuo. L'architettura cristiana è pubblica e di gruppo.
Ecco perché le prime chiese romane sono o a pianta longitudinale (basilica) o a pianta centrale (terme, mausoleo).

Si trovavano in piena campagna, costruite su cimiteri subdiali (a cielo aperto) e comunque lontani dalla vita cittadina romana ancora fortemente pagana, per non irritare l'aristocrazia della capitale.


(Jacqueline Spaccini, 6/10/2018)