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lunedì 24 giugno 2013
lunedì 20 maggio 2013
Oh, Germania! La mostra De l'Allemagne al Louvre (II parte)
Oh, Germania! La mostra De l'Allemagne al Louvre (II parte)
ovvero Brevi osservazioni su un dipinto di Arnold Böcklin
Mi sono perduta in un quadro di Böcklin, dicevo in conclusione della prima parte del mio intervento sulla mostra dedicata all'arte tedesca dal 1800 al 1937. Il quadro in questione è questo:
| Arnold Böcklin, Villa in riva al mare, 1878 |
Conosco abbastanza bene questo pittore, eppure sempre mi meraviglia, mi coglie di sorpresa, mi spiazza. È un artista che ha ispirato grandemente De Chirico e non solo.
Dinanzi a quest'olio su tela (è la terza versione di un medesimo tema) abbastanza grande (160 cm x 110 cm) si resta come tetanizzati.
A raffiche brevi e secche, il vento piega le betulle, le acacie e i cipressi.
La risacca spezza le onde che si gettano imperiose a riva.
Persino le statue che ornano la terrazza della villa sembrano voler trovare un riparo dalla furia del vento, sottraendosi all'impatto diretto dell'aria cruda.
Intorno, c'è una luce di sole residuo, trepido e insolente. Vorrebbe confortare ma non è per nulla rassicurante.
Una figura femminile s'è lasciata dietro di sé i gradini impervi che ha percorso e si appoggia stancamente alla rovina.
È assorta nei suoi pensieri, quasi sonnolente, la sua malinconia si perde nel décor marino degli alti scogli.
Simile a una colonna, è stretta in uno scialle che le copre il capo senza risparmiarle un brivido forse ricercato.
La spettatrice quale io sono ha sentito lo schiaffo freddo del vento in faccia, la terra mista a sabbia umida ai piedi, il sole di traverso luminoso ma glaciale e ha avvertito distintamente il cadenzato infrangersi delle acque non troppo distante da sé.
È quel che si chiama il «mistero» Böcklin.
(fine della seconda parte)
sabato 18 maggio 2013
Oh, Germania! La mostra De l'Allemagne al Louvre (I parte)
Oh, Germania!
La mostra De l'Allemagne al Louvre
Termina il 24 giugno prossimo la mostra che il museo parigino del Louvre ha organizzato in occasione del 50° anniversario del Trattato dell'Eliseo, stipulato tra Francia e Germania.
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| Tischbein, Goethe nella campagna italiana, 1787 |
La mostra, ricca e ben illustrata da grandi pannelli che rasentano il lirismo, è organizzata tematicamente, cercando di superare il concetto di "panoramica" e mostrando il cammino percorso dall'arte tedesca dalla fine del XVIII secolo, nel periodo dell'occupazione napoleonica, al 1937, l'anno della mostra sull'arte degenerata che i nazisti organizzarono.
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| Lucas Cranach |
Scrivo questo intervento perché stimo che l'arte tedesca non sia ancora conosciuta - né tantomeno apprezzata - come meriterebbe. C'è tutto uno spirito dentro la pittura di questi ultimi due secoli che vorrei provare a far intravvedere a chi legge, hic et nunc.
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| Albrecht Dürer |
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| David Caspar Friedrich |
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| Hans Holbein il Giovane |
E l'ideale iniziale dei pittori tedeschi dell'Ottocento è la Grecia, in ragione degli scritti di Winckelmann. La Grecia, luogo mitico della bellezza ideale che si riassume in Apollo in un primo momento e che in seguito sarà incarnato da Dioniso. La Germania passerà più tardi dalla bellezza apollinea greca, divenuta vuota accademica, all'eros dionisiaco, più vitalistico.
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| Leo von Klenze, Walhalla, 1836 |
Quest' amore per le radici elleniche condurrà gli architetti di Ratisbona a costruire il tempio nordico Walhalla (ove si riuniscono le anime degli eroi caduti in guerra) in uno stile neoclassico (1830) che il pittore von Klenze riproduce sulla tela qualche anno dopo.
Ma la vera terra ispiratrice, mèta di viaggi, di soggiorni - e per alcuni definitiva patria terrena - è costantemente l'Italia, anzi i dintorni di Roma. Contro il classicismo asfittico, contro l'accademismo, a favore del patriottismo (per quanto possa sembrare un controsenso), l'Italia diventa l'esempio - ideale e reale - di nobile semplicità che rivitalizza lo spirito germanico.
La patria non è un luogo geografico. La patria è un luogo dell'anima.
La patria non è un luogo geografico. La patria è un luogo dell'anima.
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| Overbeck, Italia e Germania (1811-1828) |
È il momento dei Nazareni. Di Overbeck e di Pforr (il primo muore a Roma, il secondo ad Albano Laziale), del celeberrimo quadro Italia e Germania, ho già parlato qui; è il momento più che mai della simbologia (di Carstens, morto a Roma, cfr. Notte e i suoi figli). E nella luterana Germania ci sono anche quadri a carattere cattolico (la religione in pittura ancora una volta come strumento di identità nazionale): ne è un esempio, un dipinto di Schnorr von Carolsfeld, La famiglia di San Giovanni Battista, 1817).
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| Von Carolsfeld, Vergine con bambino, 1820 |
Un tema religioso asimmetrico: al centro del dipinto non c'è nulla. Il bambino Gesù è spostato po' troppo in basso, decentrato; la Vergine lo guarda con adorata distanza; Giuseppe e gli ospiti sono in tutt'altre faccende affaccendati... E ancora von Carolsfeld rinvia agli italiani con la sua Vergine (1820, il dipinto qui a fianco) di un gusto rinascimentale alla tedesca, con una finestra raffaellesca che incornicia il volto di una bellezza fin troppo mediterranea. La sua è una Madonna altissima e magrissima che gioca coi riccioli del suo bimbo innamorato della mamma... Lui invece ben in carne porge le terga allo spettatore e "cammina" sulle pagine delle Sacre Scritture rigorosamente scritte in ebraico...
Meno originale, più pedissequo seppur con intenti onorevoli, Overbeck copia manifestamente, spudoratamente. Non si tratta più di un omaggio né di un rimando intertestuale, la sua è talvolta non è molto diversa dall'opera di copista: si pensi al suo Maria, Elisabetta, il bambino Gesù e Giovanni,
in cui l'unica un po' distante dagli italiani (ma neanche tanto) è la mamma di Giovanni Battista, Elisabetta, cugina di Maria.
in cui l'unica un po' distante dagli italiani (ma neanche tanto) è la mamma di Giovanni Battista, Elisabetta, cugina di Maria.
Chi invece pur rimanendo ammiratore degli italiani se ne discosta un poco, cambiando il punto di vista, è Woldemar Friedrich Olivier. La giovane madre del suo dipinto, infatti, è tutta presa dall'atto incipiente della falciatura col bimbo, accanto, sul prato, adagiato sui pannolini aperti e quel suo cavaliere è di spalle e il suo destriero dà rinascimentalmente le terga allo spettatore del quadro. Perché quel che conta, qui, non è più il soggetto (in bilico tra il religioso e il laico, qualcosa che mi fa venire in mente il Giorgione della Tempesta). I personaggi di questo quadro sono l'esca ma non il soggetto. Il soggetto è il paesaggio che esce infine dallo sfondo e si fa protagonista. Ma è un paesaggio ancora troppo italiano.
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| WOLDEMAR FRIEDRICH OLIVIER |
Per rendersene conto, basterà gettare uno sguardo a un soggetto che nessuno potrebbe scambiare mai per italiano: penso a La Cavalcata di Falkenstein (1843-44) di Moritz von Schwind.
Ma è nella seconda metà del XIX secolo che l'elemento paesaggistico diventa preminente. Nel momento in cui la Germania vuole affermare la sua identità nazionale unitaria, vale a dire, dopo la guerra franco-prussiana, ma anche prima, certo, in maniera meno prorompente ma comunque goethiana. Due sono gli elementi che nella pittura germanica si fanno nazionali: 1) la natura e 2) gli elementi del meraviglioso (elemento peraltro proprio dei primiviti italiani) presi in prestito dai racconti popolari. Goethe pensava - come penserà anche Mazzini - che l'arte (tedesca, in questo caso) dovesse essere «religiosa e patriottica».
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| E. F. Oehme, Castello di Scharfenberg, di notte, 1827 |
L'immaginario romantico tedesco si concentrerà allora su tre soggetti: la cattedrale (esempio vividissimo la travagliata costruzione della cattedrale di Colonia), il fiume e il castello.
La cattedrale ovviamente gotica (perché l'unica arte tutta germanica, per Goethe, è il gotico) diviene simbolo di utopia politica.
Quando la cattedrale di Colonia verrà finalmente portata a termine (principiata all'inizio del XIII secolo, interrotta nel XV secolo, verrà ripresa e "medievalizzata" nel XIX secolo) nel 1880.
All'epoca la cattedrale di Colonia era l'edificio più alto del mondo.
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| Blechen, Chiesa gotica, 1826 |
Le cattedrali possono essere in rovina, naturalmente, come per esempio quella di Blechen e che ricorda un décor tipico di un film come La furia dei Titani:
Trailer de La furia dei Titani
Dopo l'amore per la Grecia, dopo l'innamoramento perdurante per l'Italia dei Deutschrömer (= i tedeschi romani), giunge qualcuno che è una via di mezzo, un ibrido. Costui è Arnold Böcklin.
Tutto ciò è visibile in una tela, Villa in riva al mare (1878). In questo dipinto mi sono perduta.
Tutto ciò è visibile in una tela, Villa in riva al mare (1878). In questo dipinto mi sono perduta.
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| Böcklin, Villa in riva al mare |
(fine prima parte)
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Credits : mia visita del 18 maggio 2013
De L'Allemagne 1800-1939 Beaux-Arts éditions (hors-série), 2013
De L'Allemagne 1800-1939 Beaux-Arts éditions (hors-série), 2013
lunedì 1 aprile 2013
Pièce LIBRES de Cristina Comencini à Nantes (Francia)
Per la seconda volta nel giro di pochi mesi è stato rappresentato a teatro l'atto unico di Cristina Comencini, Libere (LIBRES) nella versione francese curata da Tiziana Jacoponi (in questo caso, non solo traduttrice, bensì anche regista dello spettacolo). La troupe che l'ha messo in scena è l'Association franco-italienne Les 400 Louves.
Sul palco, due donne, una di una certa età, la femme âgée, tra i 50 e i 55 anni, femminista in gioventù e ora donna realizzata con ancora delle domande nella testa, ma sempre positiva, ottimista nei confronti della vita e dei rapporti tra uomini e donne. L'altra, la sua antagonista (perlomeno per una parte della rappresentazione), la jeune femme, che ha da poco superato la trentina, piena di rancore e senza speranza, che rimprovera alle donne, e in primo luogo alle femministe di un tempo che fu, di aver creduto di cambiare il mondo e di non essersi accorte di vivere in un mondo che non coincideva con il mondo reale.
Nel corso di questo incontro fortuito in uno studio ginecologico dove sono in attesa di essere chiamate, le due donne si affronteranno, si scontreranno, per poi riconoscersi e riconciliarsi sulle note di una canzone degli anni '70.
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| FABIANA SPOLETINI, comédienne |
| JACQUELINE SPACCINI, comédienne |
Sul palco, una appassionata Fabiana Spoletini (la giovane donna), una tollerante Jacqueline Spaccini (la donna matura), si scambiano le battute in un crescendo di tonalità diverse per 40 minuti, mentre dietro di loro, al di là dello schermo bianco, due silhouettes femminili (le splendide Christine Robin e Rebecca Salmoni) interpretano i sentimenti delle due donne in scena.
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| da sx a dx: Christine Robin & Rebecca Salmoni |
A dare corpo musicale alla pièce, la musica suonata dal giovane talentuoso Giordano Carnevale.
Lo spettacolo è andato in scena al teatro SALLE VASSE, à Nantes, sotto l'egida dell'associazione franco-italiana della città bretone e dell'Espace Simone de Beauvoir il giorno 22 marzo 2013.
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| la troupe: da sx, Tiziana Jacoponi, Giordano Carnevale, Christine Robin, Fabiana Spoletini, Rebecca Salmoni |
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| NANTES |
mercoledì 27 febbraio 2013
venerdì 11 gennaio 2013
Il grano in pianta di Pavese
Così scrive Cesare Pavese a Fernanda Pivano il 25 giugno 1942:
Cara Fernanda,
se lei ignora l’odore del grano, intendo del
grano in pianta, maturo, dondolante, sotto le nuvole e la pioggia estive, è
sventurata e La compiango. Pensi che io non avevo mai sentito il grano in
pianta, perché venivo sempre in campagna alla metà di luglio quand’è mietuto, e
questa volta è stato come quando un marito, separato dalla moglie da anni,
ritorna a trovarla e gli pare un’amante – essa ha cioè delle parole, dei gesti,
dei momenti a lui ignoti, a lui sfuggiti al tempo dell’amorosa passione, e che
ora gli paiono rivelargli tutto il dolce del primo amore.
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martedì 8 gennaio 2013
Alfonsina Storni, la lupa suicida
Alfonsina Storni era nata nel Canton Ticino nel 1892, data che me la rende già cara per essere coincidente con quella di mio nonno paterno. A 4 anni, emigra con la famiglia in Argentina, dove resterà fino a una giornata dell'ottobre 1938, quando all'età di 46 anni muore suicida, annegandosi in mare, non sopportando il ritorno del cancro che credeva di aver debellato tre anni prima.
Giovane poetessa, ragazza madre, donna che ribalta la condizione della donna facendosi con gli uomini nel contempo femmina dominata e maschio dominatore.
Famosissime le sue liriche, bistrattate dalla critica, in quanto troppo "facili", troppo "tradizionali", esse hanno attraversato il tempo dando ragione a chi le ha amate da subito.
Ne pubblico qualcuna di seguito.
Mi chiedo se quello che sto vivendo non sia un sogno.
Mi chiedo se fra un istante non mi sveglierò.
Mi chiedo se non sarò scagliata di nuovo nella vita come prima di amarti.
Mi chiedo se non mi costringerai di nuovo a vagare di anima in anima senza mai incontrarti.
*
Ascolta: io ero come un mare addormentato.
Tu mi hai destata e la tempesta si è scatenata.
Agito le mie onde, affondo le mie navi, salgo al cielo
e sferzo le stelle, mi vergogno e mi celo tra i miei flutti,
impazzisco e uccido i miei pesci.
Non guardarmi sgomento.
Tu l'hai voluto.
*
E allora corro a rinchiudermi, spengo le luci, evito ogni rumore perché nulla mi rubi
un solo atomo della sostanza eterea del tuo sguardo, la sua infinita dolcezza, la sua
limpida tenerezza, la sua fine estasi.
Tutta la notte, con la punta rosata delle dita, accarezzo gli occhi che ti hanno guardato.
*
Tu che passi, tu dicesti: questa donna non sa amare.
Eri tu che non sapevi destare il mio amore.
Amo meglio di coloro che meglio amarono.
*
Il libro di riferimento è: Alfonsina Storni, Poemas de amor, Bellinzona (CH), Casagrande editore, 1988. Versione bilingue a cura di Franca Cleis, Marinella Luraschi e Pepita Vera. Traduzione di Augusta Lopez Bernasocchi. Saggio (pregevolissimo) di Beatriz Sarlo.
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poeta: Alfonsina Storni
domenica 18 novembre 2012
« Libres », pièce di Cristina Comencini in Francia
Et voilà. Il mio debutto sulle scene pariso-parisiennes (dopo aver debuttato nell'Ile-de-France).
Présentation de la pièce «Libere» de Cristina Comencini, Lycée Henri IV, Paris
VENDREDI 30 NOVEMBRE
À 20 heures
Lycée Henri IV, 23 rue Clovis, 75005 Paris
LA PIECE DE THEATRE LIBERE
écrite par CRISTINA COMENCINI
Mise en scène de Tiziana Jacoponi et Patrizia Horvath
Coaching par Christine Robin
Avec Jacqueline Spaccini et Fabiana Spoletini
La pièce se déroule dans un cabinet de gynécologie ; il s’agit d’un dialogue entre une jeune fille d’aujourd’hui et une femme plus mûre qui a connu le féminisme des années ’70. Deux générations face à face, celle qui a connu l’utopie et celle pour qui « le féminisme est une chose vieille et enterrée ».
Le succès de cette pièce en Italie fut tel, qu’elle fit le tour des villes italiennes et devint par la suite le manifeste du mouvement des femmes dans la société. Ce mouvement fut à l’origine de la grande manifestation du 13 février 2011 appelée « Se Non Ora, Quando ? » qui a réussi à mobiliser des milliers de femmes.
LA REPRÉSENTATION SERA SUIVIE D’UN DÉBAT EN PRÉSENCE DE L’AUTEUR ( sous réserve)
Ce sera l’occasion de partager un bon moment tout en soutenant l’action du mouvement des femmes italiennes( SNOQ)
droits d’entrée 5 euros la place
prévente au lycée le mardi 20 et 27 novembre de 13 h à 14h,le samedi 24 novembre de 12h à 13h demander de madame Mendolicchio
et le 30 novembre vente des billets à partir de 19h
Présentation de la pièce «Libere» de Cristina Comencini, Lycée Henri IV, Paris
VENDREDI 30 NOVEMBRE
À 20 heures
Lycée Henri IV, 23 rue Clovis, 75005 Paris
LA PIECE DE THEATRE LIBERE
écrite par CRISTINA COMENCINI
Mise en scène de Tiziana Jacoponi et Patrizia Horvath
Coaching par Christine Robin
Avec Jacqueline Spaccini et Fabiana Spoletini
La pièce se déroule dans un cabinet de gynécologie ; il s’agit d’un dialogue entre une jeune fille d’aujourd’hui et une femme plus mûre qui a connu le féminisme des années ’70. Deux générations face à face, celle qui a connu l’utopie et celle pour qui « le féminisme est une chose vieille et enterrée ».
Le succès de cette pièce en Italie fut tel, qu’elle fit le tour des villes italiennes et devint par la suite le manifeste du mouvement des femmes dans la société. Ce mouvement fut à l’origine de la grande manifestation du 13 février 2011 appelée « Se Non Ora, Quando ? » qui a réussi à mobiliser des milliers de femmes.
LA REPRÉSENTATION SERA SUIVIE D’UN DÉBAT EN PRÉSENCE DE L’AUTEUR ( sous réserve)
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| la versione italiana |
Ce sera l’occasion de partager un bon moment tout en soutenant l’action du mouvement des femmes italiennes( SNOQ)
droits d’entrée 5 euros la place
prévente au lycée le mardi 20 et 27 novembre de 13 h à 14h,le samedi 24 novembre de 12h à 13h demander de madame Mendolicchio
et le 30 novembre vente des billets à partir de 19h
venerdì 2 novembre 2012
Fillide Melandroni, cortigiana dal cuore sensibile
Breve storia di Fillide Melandroni,
meretrice
dal cuore sensibile
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| Caravaggio, Ritratto di Fillide (quadro perduto durante l'incendio di Berlino nel 1945) |
Fillide Melandroni 1582-1618 (morta
all’età di 36 anni), nobile senese, causa indigenza e morte del padre,
conoscente di Anna Bianchini (nota prostituta di lusso), all’età di 13 anni si dà al meretricio, all'inizio solo "occasionalmente".
Abilmente, riesce a sfuggire a
protettori, i “magnaccia” (in gergo; in francese: maquereau) che la sfruttano, e semmai
accetta la protezione di personaggi illustri come i fratelli Tomassoni, uomini
d’arme; poi si lega al nobiluomo Giulio Strozzi (1583-1660).
Alla morte del
padre, Giulio che ha ereditato una bella fortuna, vorrebbe sposarla, ma interviene papa Paolo V, che fa prelevare Fillide, mettendola al bando da Roma.
La donna morirà 6
anni dopo, proprio a Roma, dove era rientrata di nascosto.
Giulio aveva commissionato al Caravaggio
un ritratto della sua amata e l’aveva donato a Fillide.
Quando costei muore, alla
lettura del suo testamento, il notaio legge che - per espressa volontà di Fillide - tale quadro dovrà essere restituito
al (anzi, consegnato proprio nelle mani del) suo legittimo proprietario,
Giulio Strozzi.
I fiori che la giovane stringe nel dipinto sono fiori di bergamotto. C'è chi dice che essi siano gli attributi della cortigiana. Ma altrove sta scritto che simboleggiano l'amore puro.
E poi c'è un rametto di mirto. Ha molteplici significati. Scelgo quello che secondo me animava Giulio Strozzi e che il Caravaggio doveva rappresentare: l'augurio che sempre porta seco l'amor profano.
La passione duratura.
I fiori che la giovane stringe nel dipinto sono fiori di bergamotto. C'è chi dice che essi siano gli attributi della cortigiana. Ma altrove sta scritto che simboleggiano l'amore puro.
E poi c'è un rametto di mirto. Ha molteplici significati. Scelgo quello che secondo me animava Giulio Strozzi e che il Caravaggio doveva rappresentare: l'augurio che sempre porta seco l'amor profano.
La passione duratura.
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La Fillide di Caravaggio,
Ti racconto un quadro
mercoledì 31 ottobre 2012
La dama con i nastri gialli di James Tissot
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| James Tissot Juillet (or Seaside), 1878, Cleveland, Museum of Art |
Mrs. Newton, nata Kathleen Kelly Ashburnham, è qui raffigurata nell'atto di essere soavemente accomodata su un divano a motivi floreali, confortata da due cuscini provvidenzialmente gialli come la passamaneria del suo abito frou-frou. Sullo sfondo, dietro di lei, la spiaggia di rena, vagamente rosata e una striscia di mare.
Ci troviamo presumibilmente in Inghilterra, ove Tissot - l'autore del dipinto - visse dal 1871 al 1882, se non siamo nella sua Nantes natìa. James (in realtà Jacques) Tissot, fa la conoscenza di Kathleen a Londra nel 1875. Lei è già divorziata e ha soltanto 21 anni; lui ne ha 35. I due iniziano una relazione che durerà per tutta la vita. Di lei.
Un anno dopo, nel 1876, nasce il primo figlio che Kathleen avrà (probabilmente) da Tissot: Cecil George Ashburnham che porterà il nome della mamma, non essendo legalmente sposata con il pittore.
Un anno dopo, nel 1876, nasce il primo figlio che Kathleen avrà (probabilmente) da Tissot: Cecil George Ashburnham che porterà il nome della mamma, non essendo legalmente sposata con il pittore.
Kathleen contrae ben presto la tubercolosi; per sopportare il dolore assume forti dosi di laudano. A causa - pare - di un'overdose di tale sostanza, muore nel novembre del 1882. Aveva 28 anni.
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| James Tissot, The Garden Bench (1882) |
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