venerdì 11 gennaio 2013

Il grano in pianta di Pavese

Così scrive Cesare Pavese a Fernanda Pivano il 25 giugno 1942:




Cara Fernanda,

   se lei ignora l’odore del grano, intendo del grano in pianta, maturo, dondolante, sotto le nuvole e la pioggia estive, è sventurata e La compiango. Pensi che io non avevo mai sentito il grano in pianta, perché venivo sempre in campagna alla metà di luglio quand’è mietuto, e questa volta è stato come quando un marito, separato dalla moglie da anni, ritorna a trovarla e gli pare un’amante – essa ha cioè delle parole, dei gesti, dei momenti a lui ignoti, a lui sfuggiti al tempo dell’amorosa passione, e che ora gli paiono rivelargli tutto il dolce del primo amore.


2 commenti:

Gio ha detto...

Evviva il grano in ogni stagione allora.
Viva quando riempe lo stomaco, viva quando nutre l'anima.

Artemide Diana ha detto...

Evviva il grano, sempre e il pane. Evviva la vita, evviva noi, Gio.