sabato 9 ottobre 2010

Insegnare, che passione!

Dedico questo post a tutti coloro i quali non hanno mai capito nulla dell'insegnamento, ne parlano dall'esterno e spesso e volentieri parlano a vanvera.

Grazie a Tiziana Jacoponi* autrice dell'articolo che segue, pubblicato sull'ultimo numero di FOCUS-IN (rivista italiana a Parigi):

Sono professore e me ne vanto…. 

 
(la prof.ssa e giornalista) Tiziana Jacoponi
Vorrei spezzare una lancia a favore degli insegnanti.
Vorrei cercare di rovesciare il punto di vista e parlare bene di chi lavora nella scuola. Parlarne male, lo fanno bene in tanti, del famigerato professore (la carogna del film "Notte prima degli esami"). A parlarne bene non ci prova nessuno: è assolutamente impopolare, siamo pazzi? Difendere i professori - noti fannulloni impreparati, sempre pronti a lamentarsi, categoria sociale riconosciuta solo o quasi elusivamente per le sue manchevolezze e mai per le sue innumerevoli prodezze.
Ovviamente, nessuno racconta mai del coraggio e della volontà che ci vuole per entrare in classe ed affrontare dai 25 ai 35 studenti che ti aspettano al varco. Se sbagli l’entrata in classe non è come a teatro, non puoi ripetere, sei condannato a vita e non potrai far loro cambiare idea. Credetemi molto peggio della cena di Natale con i parenti che si detestano….
Ammesso e non concesso che l’entrata in classe del prof sia un successo, rimane il punto nodale: come fare ad interessarli e farli segurie senza minacciare e senza urlare? Ripeto: sono tutti contro uno, anzi una, che deve saper dosare con maestria fermezza e simpatia. Ovviamente nessuno glielo ha insegnato, né le ha mai fatto vedere come si fa. Si impara sul campo e ogni giorno si modifica il tiro…
E non basta. Il professore deve sapere fare di tutto: deve essere performante, divertente, seducente, accattivante, anche sapiente, non troppo però altrimenti arriva puntuale - e cito testualmente - il “ e come mai fai la prof?”. Già come mai..
Missionari, se reinterpretiamo il concetto di missionario in modo laico, alias insegniamo senza essere consapevoli di aver la vocazione ad insegnare.
Sicuramente insegnare non è un mestiere socialmente rilucente, né tantomeno monetizzabile… Infatti si tace, o si omette di raccontare del tempo che si passa a correggere compiti, preparare lezioni, partecipare ad infinte riunioni di programmazione, per non parlare dei consigli di classe, in cui si viene puntualmente attaccati per non aver rispettato il programma o non aver valutato in maniera idonea lo studente … Nessuno inoltre mette mai in risalto le doti di ascolto che bisogna possedere per far fronte alla più disparate richieste, dall’essere un tuttologo dalal risposta pronta al diventare due secondi dopo una sorta di psicoterapeuta passando per l’infinita pazienza che ci vuole per ascoltare discorsi incoerenti e a volte sgrammaticati. Purtroppo nessuno racconta mai la gioia che si prova quando uno studente si entusiasma per le versioni latine o per gli autori classici o, ancora meglio, sa fare le equazioni e si pone quesiti scientifici pertinenti che non hanno niente a che vedere con l’ufologia o i misteri dei templari… Eh sì! Nessuno ne parla mai perché insegnare non è un mestiere per quelli che vogliono brillare o per quelli che ancora credono che solo attraverso la conoscenza, lo studio, la continuità si abbiano in mano le chiavi per accedere al mondo del lavoro.
Ma voi avete mai incontrato un professore affermare spavaldamente: sono professore e me ne vanto? Pensereste che sia un pazzo o un invasato o uno che non è ancora entrato in ruolo. Come fai a vantarti se ti mancano i mezzi, gli strumenti e i luoghi per fare dignitosamente il tuo lavoro?
Avete mai pensato alla determinazione necessaria per affrontare quotidianamente, minuto per minuto, critiche e consigli da chi di scuola non ne capisce niente a cominciare dai ministri della Pubblica istruzione o meglio della pubblica distruzione..
Ma quale altra categoria lavorativa riuscirebbe a sopportare un così pesante carico morale e sociale senza ribellarsi? Solo i prof e coloro che lavorano nella scuola che fanno miracoli (l’ultimo film di Mereu lo dimostra): non demordono mai, neanche di fronte agli attacchi costanti, agli stipendi ridicoli e la mancanza di prospettive di carriera… Non solo: malgrado tutto ogni anno la scuola rinizia e va avanti
Ho un sogno chissà? magari un giorno si avvererà, una singolare forma di protesta. A turno, un giorno per volta, usando il passaparola si fermano tutte le scuole materne, il giorno dopo le elementari, poi le medie e infine le superiori... quando un ordine scolastico non funziona gli altri funzionano… ad oltranza... e allora forse si affronterà in modo concreto il problema scuola.
Buon anno professore.


* Tiziana Jacoponi è stata docente di italiano presso l'università di Paris I - Sorbonne

4 commenti:

giacynta ha detto...

L'elogio ed il vanto dell'ignoranza imperanti hanno prodotto e continuano a produrre i frutti che sappiamo. Sono stata sempre stata consapevole di questo, così non mi sono mai vergognata del "mestiere" che svolgo. Grazie per l'augurio di buon anno, Jacqueline.
Buona domenica

Artemide Diana ha detto...

Buona domenica a te, professoressa.

Meridiano ha detto...

anch'io sono un insegnante e ormai le lance a favore ce le spezziamo da soli perché tali siamo rimasti

Artemide Diana ha detto...

Meridiano,

non mi piace compiangermi e francamente non mi sento sola (e comunque solitudine vo cercando): ci sono tutti i miei ragazzi nella mia vita (alcuni dei quali oggi hanno 40 anni e più). E sono diventati miei amici.

Ma se anche non ci fossero stati loro, mi farebbero compagnia lo studio, la ricerca e la passione.

Sono nata povera, non mi spaventa la povertà. A parte quella di spirito.

A ogni buon conto, spezzare lance in senso più o meno metaforico mi pare una bella cosa.
Non credi anche tu? Sono certa di sì.
;)

Ciao,
Jacqueline