giovedì 19 novembre 2009

SOLDATO GIUSEPPE UNGARETTI, ZONA DI GUERRA

... La morte / si sconta / vivendo
(San Michele, vigilia della 6a battaglia 1916)





Giuseppe Ungaretti (1888-1970)

Ti abbraccio, il tuo Ungaretti*



Eleonora Conti (a cura di), Giuseppe Ungaretti. Lettere a Giuseppe Raimondi 1918-1966. [conn dodici lettere di Raimondi a Ungaretti]. Bologna, Pàtron editore, 2004 (V ristampa, 2009), p. 160, 16€.
ISBN 9788855527811


Ungaretti soldato

Nella sua introduzione, Eleonora Conti racconta che Ungaretti e Raimondi iniziarono a scriversi nel 1918, incontrandosi anche, durante una delle licenze ungarettiane dal fronte. Il poeta lucchese che aveva avuto i natali ad Alessandria d'Egitto era all'epoca un trentenne, mentre il giovane intellettuale bolognese ne aveva appena 20, di anni, essendo nato nel 1898.


Il libro raccoglie 81 lettere dell'epistolario Ungaretti-Raimondi, riproducendo perloppiù quelle inviate dal poeta lucchese. La curatrice si chiede giustamente come sia possibile che questo corpus di lettere sia rimasto finora per buona parte inedito. In realtà, le lettere - mi scrive Eleonora Conti, a parziale rettifica di quando da me scritto qui [n.d.r. del 6 gennaio 2010] - "furono in parte esposte e per assaggi pubblicate durante una mostra dei carteggi raimondiani nel 1979 e presentate sommariamente negli atti del convegno di Urbino del 1979, come indico nel libro."

Giuseppe Raimondi
(1898-1985)


Il fatto è che, per molti anni, Ungaretti non ha conservato le lettere che riceveva (almeno fino agli anni '50), ecco perché ci sono solo dodici lettere di Raimondi.

Oltre a ciò, questo libro prevede due appendici: nella prima ci sono tutti gli articoli tratti da L'Italiano (quelli citati nel carteggio), incentrati sulla polemica intorno alla rivista internazionale 900, di Massimo Bontempelli; nella seconda appendice, ci sono i ritagli della rassegna stampa dell'archivio Raimondi riguardanti Ungaretti, tutti del '26.
Qua e là, ad illustrare il libro, delle foto, alcune davvero rare (particolarmente quelle che ritraggono Raimondi).

Se è superfluo soffermarsi sulla biografia di Giuseppe Ungaretti, non sarà forse inutile spendere qualche parola per introdurre Giuseppe Raimondi, l'amico bolognese.
Fondatore nel marzo del 1918 della rivista La Raccolta, stringe amicizia con pittori e poeti, ma soprattutto con Giuseppe Prezzolini e Vincenzo Cardarelli. Sul suo foglio, ci sono contributi anche di Bacchelli, Saffi; importantissimo sarà lo spazio che Raimondi dà alla produzione straniera, francese in primo luogo. E proprio un saggio dedicato a Carlo Carrà sarà l'iniziale motivo di corrispondenza tra lui e Ungaretti. Quel Carrà che il poeta lucchese aveva caro e tanto stimava e nel cui atelier Raimondi aveva visto Ungaretti per la prima volta nel '17.

Il mensile letterario che dava spazio a riproduzioni di opere pittoriche e aveva una rubrica fissa dedicata ai contributi provenienti da altri Paesi cesserà le pubblicazioni appena un anno dopo. Raimondi, allora, si dirige a Roma ove per un po' di tempo sarà segretario de La Ronda.
Scrittore, giornalista, autore di monografie, traduttore e critico d'arte, è il curatore delle Opere complete di Cardarelli per I Meridiani.

Qual è l'importanza di tale carteggio?
Anche se spesso non son altro che brevi passaggi vergati su di una cartolina spedita da una zona di guerra, l'attenzione è sempre portata al dibattito culturale in Italia e in Francia, anzi, direi politico-letterario, ma nel senso che quel che conta - per Ungaretti e Raimondi - è una politica del pensiero letterario.

Sicché Ungaretti, di stanza a Parigi[3], si fa ben presto mediatore, vuol "svecchiare" la cultura italiana, proporre buoni testi ai francesi di Commerce e della Nouvelle Revue Française (NRF). E Raimondi gli farà da sponda a Bologna, a raccogliere gli altrui suggerimenti, talvolta a promuoverne di suoi, dalle pagine della rivista La Raccolta.

La lettura scivola appassionata e veloce lungo cinquant'anni di lettere.

Guillaume Apollinaire

Nel 1918 Ungaretti è in zona di guerra e nelle sue brevi missive non vi fa quasi accenno: parla semmai di Apollinaire, fonte di ispirazione, amico e nume tutelare, degli incontri con lui, prima dell'improvvisa sua morte[1]. Oppure commenta la decisione dell'amico Raimondi di tradurre (e scrivere su) Baudelaire.

Filippo T. Marinetti, Ugo Ojetti, Aldo Palazzeschi

Nel '21, Ungaretti è ancora avverso alla politica. Scrive a Raimondi:

Ma in Italia è vero che non c'è più libertà?
Butta al diavolo la politica
[...]. La politica è
fatta di bassi interessi, quasi sempre, anzi, sempre.

Ma nella seconda sezione delle lettere, troviamo altra situazione. Come scrive Eleonora Conti, "Quando il carteggio riprende (il silenzio è rotto nel 1922 e nel 1924), la situazione è decisamente mutata. Dapprima l'avvento del fascismo, poi l'irrigidimento del regime seguito al delitto Matteotti, nel 1924, hanno spazzato via ogni possibilità di compromesso per gli intellettuali, che sono ora costretti ad assumere una precisa posizione anche politica" (pp. 16-17).

Raimondi collabora al giornale fondato da Leo Longanesi, L'Italiano (e la scelta del nome parla da sé). Ungaretti vive all'estero, ma poi quando rientrerà in Italia si farà fascista (come molti altri suoi colleghi, persino l'odiato Bontempelli). Ho messo in corsivo, perché le loro fedi fasciste mi sembrano molto opportunistiche, molte "chiacchiere" e poca azione.

Quel che più conta per Ungaretti è di far conoscere l'arte contemporanea oltralpe: Papini, Soffici, Carrà, Jaher, Palazzeschi, Cardarelli, Campana... tra gli altri. Ma anche far conoscere i francesi - attraverso la traduzione - in Italia (e in questo Raimondi sarà utilissimo).

Sebbene negli anni a venire affermerà che i suoi maestri sono stati Leopardi e Mallarmé, nelle missive del '18 che invia al giovane Raimondi parla piuttosto di Apollinaire, di cui è chiaramente entusiasta. Quando poi Apollinaire muore, viene sostituito da Paul Valéry come faro poetico.

Ma torniamo alla funzione del poeta italiano nelle riviste culturali francesi.
Commerce volle Ungaretti (vi collaboravano anche Saint-John Perse, Paul Valéry e Valéry Larbaud) che si fece mediatore della letteratura italiana in Francia. Sicché in qualità di passeur Ungaretti si fece in primo luogo selezionatore.

Ardengo Soffici

Ardengo Soffici Palazzeschi e Papini sono i responsabili della prima pubblicazione delle sue poesie su Lacerba, di cui Soffici era il fondatore. Ungaretit prova affetto soprattutto nei confronti dei primi due e stima sincera nei confronti del terzo.


Vincenzo Cardarelli, Massimo Bontempelli, Alberto Savinio

Nelle lettere del '26, si delineano con piglio virulento i dissapori di Ungaretti: una certa amarezza contraddistingue la sua rottura unilaterale con Cardarelli, indicato come un uomo falso (Non mi fido non mi fido non mi fido, scriverà persino dopo essersi con lui riappacificato.) Invece lo sberleffo e il fastidio sono riservati a Massimo Bontempelli e alla di lui rivista, (900), attacchi dalle pagine di un giornale che culmineranno in un duello.

Jean Paulhan

La sua amicizia con Jean Paulhan [direttore di Commerce e dei Cahiers de la Pléiade, capo spirituale della Resistenza francese] sarà propizia per attaccare Bontempelli e sbarrargli la strada Oltralpe.

Valéry Larbaud

Grande è la cultura del poliglotta Valéry Larbaud, italianisant e non solo, traduttore e non solo, autore di quell'opera mirabile che va sotto il nome di Sous l'invocation de Saint Jérôme, tradusse non solo Ungaretti ma anche Svevo.

Io sono una bontempelliana, ma Ungaretti era un vero Poeta. Lo ricordo quasi ridicolo introdurre l'Odissea televisiva con una voce come d'oltretomba, ma quando parla di poesia, SA DI CHE COSA PARLA.

Pasolini e Ungaretti

Ho fatto il poeta nei ritagli di tempo - Ungaretti parla della sua vita e di Parigi (I parte) [1961]



Ungaretti parla di Apollinaire (II parte)




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*Cartolina postale autografa in franchigia, 19° fanteria, zona di guerra
[1] Ferito alla tempia dallo scoppio di un obice, nel 1916, dopo una lunga convalescenza Apollinaire muore a causa dell'influenza spagnola, nel novembre del 1918.
[2] Ungaretti si era iscritto alla Sorbona, seguì i corsi di Bergson per due anni (1912-1914) ma non si laureò mai. Tornerà a Parigi nel 1918, restandovi fino al '21 (e sposando la francese Jeanne Dupoix). Poi tornerà a vivere in Italia. Riposa nel cimitero del Verano, a Roma.
[6 gennaio 2010] Correggo altresì una mia imprecisione al riguardo degli studi incompiuti del poeta con l'osservazione seguente di Eleonora Conti :"in realtà si laureò nel 1914, in Sorbonne, con un mémoire su Maurice de Guérin che Gemma-Antonia Dadour rese pubblica alla fine degli anni 80 [...]e su cui io stessa ho scritto in un saggio uscito su "Filologia e Critica" del 1993 [...]".

1 commento:

Occhi di Notte ha detto...

Sento molto vicino Ungaretti.
Quando visitai a Roma il Museo del Risorgimento e scovai dei suoi manoscritti, mi commossi molto..