lunedì 15 ottobre 2012

L'annunciazione come non l'avete mai vista


LO STATUTO DELLA VERGINE MARIA NELLE ANNUNCIAZIONI ITALIANE


Quel che dicono le Annunciazioni
Premessa
Tanti sono i dipinti (tele, affreschi o tavole) «italiani» che raffigurano il mistero cristiano del concepimento del Cristo. Orbene, quel momento ha luogo ESATTAMENTE IL MOMENTO DOPO  l'annunciazione dell'angelo del  Signore, ma davvero poco dopo.
Tra l'attimo in cui la Vergine Maria si avvede della venuta del messaggero di Dio e il concepimento per opera dello Spirito Santo, ci sono degli atteggiamenti della giovane che esprimono i suoi stati d'animo nell'apprendere la comunicazione.
Sono i suoi atteggiamenti (sguardo, postura del corpo) così come quelli dell’arcangelo Gabriele e tutti quegli altri elementi APPARENTEMENTE di sola decorazione che analizzeremo oggi.
Scrive lo storico dell’arte Michael Baxandall (Cardiff, 1933-2008) che al dire di Fra' Roberto Caracciolo da Lecce[1]in pittura il tema dell'annunciazione si presenta(va) sotto varie scene proprio per indicare in quale momento del mistero ci troviamo. I pittori le conoscevano bene.
Suddetti momenti che illustrano lo stato d’animo della Vergine Maria sono stati così classificati (dal frate francescano): dapprima c'è la 1) conturbatio, poi la 2) cogitatio, si passa poi all' 3) interrogatio e successivamente alla 4) humiliatio. L'ultimo momento sarebbe la 5) meritatio (che però non viene dipinta dagli artisti).

Prima di passare ai quadri andiamo a leggere il passo del Vangelo in questione, per vedere a quale testo i pittori si ispireranno. Nella fattispecie, è il Vangelo secondo Luca:

L'annunciazione
[...] L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, [27] a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. [28] Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». [29]A queste parole ella rimase turbata (1. CONTURBATIO) e si domandava che senso avesse un tale saluto. [30 ] (2. COGITATIO) L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. [31]  Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. [32] Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre [33] e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
[34]Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». [35]  (3. INTERROGATIO) Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. [36] Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: [37] nulla è impossibile a Dio». [38] Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, (4. HUMILIATIO) avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

E vediamo ora qualche prova artistica tra le più celebri.

     1.  CONTURBATIO
Esempi presi in esame: Leonardo da Vinci, Botticelli, Lorenzo Lotto
In molti dipinti che riguardano l’annunciazione e in quasi tutti quelli che illustrano la CONTURBATIO (cioè il turbamento della Vergine), l'angelo Gabriele sorprende la giovane Maria mentre sta leggendo (seduta o in piedi). Ma che cosa sta leggendo? Le Sacre Scritture (cioè tutto quanto oggi sta raccolto sotto il nome: Vecchio Testamento)
* * *
Secondo l'iconografia tradizionale, l'angelo si trova a sinistra e la Vergine Maria a destra (Lotto fa eccezione). Quanto alla prossemica, vale a dire alla distanza che intercorre tra il messaggero alato e la futura madre di Cristo... dipende dai pittori.
L'angelo di Leonardo non solo si tiene a rispettosa distanza, ma è anche inginocchiato. Altri angeli saranno più imperiosi e imponendo la loro presenza, domineranno con la loro figura la fanciulla eletta.

Nel dipinto di Leonardo, la scena si svolge interamente all'aperto (il che è già una novità). Il turbamento di Maria è molto contenuto. Il timore, la paura (non è che capita tutti i giorni di avere una persona alata che svolazzando entri dentro casa) è espressa esclusivamente dalla mano sinistra alzata.

a) LEONARDO DA VINCI




SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
OLIO E TEMPERA SU TAVOLA
DIMENSIONI
98 x 217 cm
DATA DI ESECUZIONE
1472-1475
LUOGO DI CONSERVAZIONE
FIRENZE, GALLERIA UFFIZI


Si osservi il colore dell’abito e del manto della Vergine, il tipo di mobile che sostiene il pulpito con il libro (un papiro?) delle Sacre scritture, l’architettura del palazzo alle sue spalle e di fianco, il paesaggio stranissimo in lontananza (rintracciare il punto di fuga).


Nellepoca in cui dipinge questa tavola, Leonardo è ancora sotto linfluenza del suo maestro, Andrea del Verrocchio: il modo di rappresentare gli alberi (cfr. La Madonna del Latte del Verrocchio), il volto della fanciulla (cfr. la Madonna del Garofano del V.), il mobile su cui è appoggiato il leggìo (lutrin, in francese), per esempio, è copiato dal sarcofago (tomba) eseguito dal maestro  per la tomba di Giovanni e Piero de Medici (chiesa S. Lorenzo a Firenze), ma anche la vergine ha un drappeggio sulle ginocchia molto somigliante a quello della vergine del Verrocchio.

Leonardo detesta quelle Annunciazioni che presentano scene aggressive in cui langelo intimorisce e sembra voler cacciare via la Vergine, la quale è in uno stato di disperazione.

b)  SANDRO BOTTICELLI




SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
TEMPERA SU TAVOLA
DIMENSIONI
150 x 156 cm
DATA DI ESECUZIONE
1489-1490
LUOGO DI CONSERVAZIONE
FIRENZE, GALLERIA UFFIZI

Ci si ponga una serie di domande come quelle che seguono:

In che luogo avviene l’annuncio del concepimento virginale del Figlio di Dio?
Che cosa caratterizza il luogo? Perché?
Quale distanza intrattiene l’angelo con la Vergine?
Che cosa ha in mano Gabriele e che cosa simbolizza?
Qual è la posizione/atteggiamento del corpo di Maria?
Che cosa sta facendo?
Sul fondo si dovrebbe vedere un hortus conclusus
Che cos’è un hortus conclusus?
Che cosa sta a simboleggiare?
Che cosa si vede bene in realtà?

c) LORENZO LOTTO




SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
OLIO SU TELA
DIMENSIONI
166 x 114 cm
DATA DI ESECUZIONE
1527
LUOGO DI CONSERVAZIONE
RECANATI, PINACOTECA COMUNALE




Per esprimere il turbamento, alcuni artisti come Lorenzo Lotto (1480-1556) fanno alzare tutte e due le mani alla Vergine Maria. Se è una sola la mano alzata allora è preferibilmente la mano sinistra.
Esistevano delle regole vere e proprie. Nella terza edizione del 1520, in un testo dal titolo Mirror of the World, viene raccomandato di seguire determinate regole nel dipingere i soggetti religiosi: «Quando parli (= dipingi) di una cosa santa o con devozione, alza le mani […]. E quando parli con umiltà, posa le mani sul seno» (2).
Quando langelo è inginocchiato, le sue labbra semichiuse dicono: Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te e tu sei benedetta tra tutte le donne (Je vous salue, Marie, pleine de grâces, le Seigneur est avec vous, bénie vous êtes bénie entre toutes les femmes)
La Vergine del Lotto sembra voler fuggire e comunque volge le spalle a un Gabriele in carne, muscoloso e come appena atterrato sul suolo terrestre. Il gattino, soprattutto, è spaventato per la materializzazione improvvisa dellangelo. Da notare che Lotto introduce la presenza di Dio nellalto dei Cieli (in genere assente, proprio perché ha inviato un intermediario, il messaggero Gabriele). Notevoli gli spazi e per arredamento e per visione esterna. Il quadro è firmato.

      2.  COGITATIO
È il momento in cui Maria prende coscienza di quanto le è stato appena detto. Pone a sé stessa delle domande, alle quali non sa rispondere. Riflette.

d) SIMONE MARTINI (allievo di Duccio di Buoninsegna)
SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
TEMPERA E ORO SU TAVOLA
DIMENSIONI
305 x 265 cm
DATA DI ESECUZIONE
1333
LUOGO DI CONSERVAZIONE
FIRENZE, GALLERIA UFFIZI


Non è un quadro propriamente detto, è un trittico ligneo in cui la pittura gotica si mescola alla scuola senese. Il dipinto era previsto per un altare del Duomo di Siena (i trittici si poggiano sugli altari). In questo trittico, oltre ai due protagonisti del Mistero vi sono altri 2 personaggi:  santAnsano che era uno dei protettori di Siena e santa Margherita. A ben guardare, ci sono altri 4 personaggi nei 4 tondi in alto.
E veniamo alle domande: 
Che cosa porge l’angelo alla vergine? Quale ne è il significato?
Che cosa indica con la mano destra?
Che cosa esce dalla bocca dell’angelo?


Osservare il gesto, la diffidenza di Maria:  vuole capire, non ci sono colonne. La Vergine riflette, prende coscienza, dubita, ha una domanda che si sta formando e che ben presto prenderà forma sulle sue labbra.

e) FRA CARNEVALE





SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
TEMPERA SU TAVOLA
DIMENSIONI
87.6 x 62.8 cm
DATA DI ESECUZIONE
1448
LUOGO DI CONSERVAZIONE
WASHINGTON, NATIONAL GALLERY


Piste di ricerca: hortus conclusus, architettura, cipresso, prospettiva.
Durante la cogitatio, lo sguardo della Vergine è diretto e timido insieme. Lo vediamo anche in 1) G. da Milano 1354 Prato, Duomo e in 2) Spinello Aretino 2a metà  del XIV secolo Arezzo, Duomo.



3. INTERROGATIO



f)  ALESSIO BALDOVINETTI





SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
TEMPERA SU TAVOLA
DIMENSIONI
167 x 137 cm
DATA DI ESECUZIONE
1457
LUOGO DI CONSERVAZIONE
FIRENZE, GALLERIA UFFIZI

g)  PIERO DELLA FRANCESCA



SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
AFFRESCO
DIMENSIONI
329 x 193 cm
DATA DI ESECUZIONE
1452-1458
LUOGO DI CONSERVAZIONE
AREZZO, BASILICA DI S. LORENZO



Per  porre la domanda, gli artisti fanno alzare la mano destra alla Vergine
Analisi del dipinto:
La Vergine di Piero è una gigantessa; la sua aureola sfiora il soffitto della stanza artificiosamente ricca (Maria è una fanciulla modesta) che rimanda alle forme architettoniche della tavola La città ideale. Langelo tradizionalmente a sinistra si approccia timidamente a lei, giovanetta nel volto, ma madre di già nel corpo.

      4.     HUMILIATIO

Viene il quarto momento, quando Maria accetta di essere madre di Dio (Ecce Ancilla) e dice Ecco la serva del Signore. In questo momento, leccellenza dellumiltà va al Beato Angelico e alle sue molteplici Annunciazioni con Vergini e angeli sempre più belli e graziosi giardinetti funestati dalla presenza di Adamo ed Eva (Madrid, Prado)  e allietati da scorci sullinterno casalingo del palazzetto medievale in cui abita Maria. Lannunciazione più sobria, più calma (anche nei colori) è quella di S. Marco a Firenze.

h)  BEATO ANGELICO





SCHEDA TECNICA
TECNICA DEL DIPINTO
AFFRESCO
DIMENSIONI
 230 x 321 cm
DATA DI ESECUZIONE
1440-1450
LUOGO DI CONSERVAZIONE
FIRENZE, CONVENTO S. MARCO


Nel dipinto di Fra Angelico, Maria ha accettato il suo destino, sta nella fase detta humiliatio. Prova ne è che incrocia le mani sul petto. In questo dipinto non ci sono anacronismi del passato o del futuro: né immagini che potremmo definire dei flash-forward come nell’Annunciazione della figura 1. (presenza di S. Pietro Martire), né immagini che potremmo definire dei flash-back come nell’annunciazione della figura 2. (presenza di Adamo ed Eva cacciati dall’arcangelo Michele con la spada infuocata). Nella versione qui sopra riprodotta, l’hortus conclusus è chiudo sa una palizzata. L’architettura della casa di Maria è a mezza strada tra la semplicità della figura 1 e la ricchezza gotico-francese della figura 2. Dell’interno della casa, si vede poco o niente. Poche le decorazioni (solo i capitelli ionici e corinzi e gli archi leggeri). Il blu è ottenuto da un pigmento costoso detto azzurrite (che però, nel tempo, non regge il colore sull’affresco) e vi sono aggiunte di oro.
figura 1


figura 2

 ©2012 Jacqueline Spaccini
______
Credits
Laurence Apfelbaum, L'Annonciation dans tous ses états, Édition du Rocher, 1999



[1] Caràcciolo, Roberto (in religione fra Roberto da Lecce). - Predicatore francescano (Lecce 1425 circa - ivi 1495). Dapprima osservante, poi (dal 1454) conventuale, nel 1457 fu inviato da Callisto III a predicare la Crociata in Lombardia e nel Monferrato; predicò poi nel Veneto, a Bologna, a Genova e dal 1470 sempre più nell'Italia meridionale (specialmente a Napoli e a Lecce), dove strinse stretti legami con la casa d'Aragona. Nel 1475 Sisto IV lo creò vescovo d'Aquino. I sermoni in latino e in volgare, che ci restano di lui, rendono troppo scialba idea della sua accesa eloquenza che destava incredibili entusiasmi [Fonte: ENCICLOPEDIA TRECCANI ON LINE]

[2] Demonstration: a thing one has seen may be noted by opening the palm of the hand in its direction; and Grief: pressing the breast with the palm of the hand. Additionally, the third edition of the Mirror of the World from the 1520s offered a list of gesticulations to be used by preachers: And whan thou spekyst of any heuenly or godly thynges to loke vp and pointe towards the skye with thy finger; And whan thou spekest of any gentilnes, myldness, or humylyte, to ley thy handes vpon thy breste; And whan thou spekest of any holy mater or devocyon to holde vp thy hands
(fonte: http://awritings.com/article/the-last-supper)

sabato 13 ottobre 2012

IN MEMORIA POESIA DI UNGARETTI

Questa poesia è stata scritta sul Carso dov'era di stanza Ungaretti, durante la I guerra mondiale, a Lokvica (in italiano, Locvizza), Slovenia, tre anni dopo la morte per suicidio di Moammed Sceab.

Oggi: 5, rue des Carmes Paris: l'albergo esiste ancora (google maps)
Rue des Carmes en 1869 (wikipédia)

In memoria 
di Giuseppe Ungaretti

Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa
Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse

Locvizza, il 30 settembre 1916.

cimitero di Ivry

domenica 23 settembre 2012

La rimpagliatrice di Maupassant



UNA NOVELLA DI GUY DE MAUPASSANT



La rimpagliatrice (ovvero, in lingua originale, La Rempailleuse) è una novella di Guy Maupassant pubblicata nel 1882 e appartenente al ciclo «Racconti della Beccaccia» (Contes de la Becasse).

foto prelevata dal sito www.3emme.it

Testo efficace, crudo e crudele, come sempre nello stile di Maupassant.

È la storia (come anticipa il titolo stesso) di una umile rimpagliatrice, cioè una di quelle artigiane - come forse oggi non ne esistono più - che si spostavano di città in città (o meglio da una cittadina all'altra) offrendosi di restaurare le sedie di paglia,  sostituendo o aggiustando la paglia che ne costituisce la base (dove poggiano i nostri glutei, insomma).

Secondo uno stile che rimanda sottilmente alle novelle decameroniane, la novella si apre su un argomento attorno al quale, alla fine di una cena presso un marchese di Bertrans, si sviluppa ben presto una discussione animata tra gli ospiti, undici uomini, otto donne e il medico del paese chiamato a fare da arbitro.


L'argormento è: 
si può amare una sola volta nella vita oppure più volte? 

Due partiti sostenitori dell'una o dell'altra tesi si oppongono ferocemente. Le donne sono piuttosto inclini alla tesi dell'unico grande amore, gli uomini - con in testa il padrone di casa - ritiengono che coloro che si sono tolti la vita per colpa di quell'unico amore disgraziato, se non avessero compiuto un atto così  idiota, si sarebbero ben presto innamorati di nuovo.

Come per l'alcolizzato, qui a bu boira, qui a aimé aimera; insomma, chi ha bevuto berrà di nuovo e chi ha amato di nuovo amerà, sentenzia e chiosa il marchese di Bertrans.

Guy de Maupassant
Tutti chiedono allora il parere, l'opinione che tranci il responso finale, all'uomo di mondo, il medico parigino che si è ritirato a vivere in campagna... il quale, però, non ha nessun'opinione tranchante in merito.
Dà ragione al marchese (è questione di temperamento), ma poi afferma di aver conosciuto un evento che darebbe ragione alle signore: una passione durata 55 anni, senza aver conosciuto battute d'arresto.  

Si permette dunque di raccontarne la storia che ha come protagonista una  rimpagliatrice. Era una donna che passava una volta all'anno da quelle parti, nei pressi del castello del marchese, una donna da sempre perdutamente innamorata del farmacista del borgo, M. Chouquet. Sicché tutti conoscono i due.

Seguono piccole, brevi e quasi soffocate, esclamazioni di disgusto (una rimpagliatrice, puah!), come se l'amore per essere tale dovesse toccare in sorte solo a coloro che appartengono ai ceti più abbienti.

Chiamato al suo capezzale e designato quale esecutore testamentario, il medico si sente narrare dalla donna agonizzante la sua vita che racconta ai commensali.

* * *

La storia ha inizio quando la nostra protagonista è appena una bimbetta, al seguito dei suoi genitori, sorta di gitani itineranti che viaggiano continuamente portandosi appresso una carrozza, una mobil home ante litteram (di cui questa è senz'altro una versione ridotta del 1907).

La sua figuretta cenciosa strappa talvolta qualche soldino al borsellino delle signore più caritatevoli e altre volte si fa lanciare addosso una gragnuola di ciottoli da ragazzini perbene. Quando tutto fila liscio, il padre la chiama furfantella e la gente del borgo stracciona. E questo è il massimo di affetto che la bimba conosca. 

Un giorno, all'età di 11 anni, passando dietro al cimitero del villaggio, la bimba intende piangere il nostro Chouquet, all'epoca bimbetto, che piange perché un compagno gli ha sottratto due monete per il valore di mezzo soldo. La bimba, commossa, regala al piccolo tutto quel che ha: 7 soldi, e lo bacia e lo abbraccia. L'altro si lascia fare, tutto intento com'è a contemplare quel tesoro. La ragazzina rimane talmente colpita da quel fanciullo che comincia a sottrarre denaro ai suoi genitori, fino a mettere da parte la bella somma di 2 franchi. Ma quando vorrebbe donarli a colui che occupa ormai la mente e il cuore, quello se ne sta tutto impettito nella bottega del padre, dietro al bancone. E lei lo può guardare solo di lontano.

Un anno dopo, lo rivede, nel cortile della scuola, e lo bacia subito. In cambio, gli regala 3,20 franchi. Lui li guarda e si lascia fare. La ragazzina è felice. 
 Così continuò nei 4 anni successivi: il denaro (finanche 5 franchi!) le consentiva di baciare l'oggetto del suo amore. 

Passa il tempo e il ragazzo viene inviato in collegio. La giovane non lo vede più. Dopo tre anni, riesce a scorgerlo, al paese, durante le vacanze scolastiche. Ma lui che cammina impettito nella sua giubba coi bottoni d'oro, finge di non vederla.  E tira innanzi.

Pianse la giovane. Cionondimeno, ogni anno tornava a rivederlo. E lui ogni anno fingeva di non riconoscerla. Un muro impenetrabile, era diventato.

L'unico uomo che abbia visto in vita mia, dottore - racconta la malata sul letto di morte - se ve ne fossero altri, io non me ne accorsi mai.

I genitori morirono e la donna continuò il loro mestiere, prendendo con sé due cani a sua difesa.
Una sera, tornando nel villaggio in cui era rimasto il suo cuore, passò davanti alla bottega del farmacista e lo vide uscirne con una donna al braccio. Si era sposato!

Non ci pensò su un minuto e andò a gettarsi nello stagno che stava sulla piazza del paese, volendo por termine alla sua vita.

Salvata da un ubriacone e condotta esanime nella bottega del farmacista, venne da questi rianimata e così apostrofata: «Pazza siete! Bisogna esser idioti per fare una cosa del genere!».

Per il solo fatto che le avesse rivolto la parola, la poveretta guarì e per molto tempo fu felice.

Si contentò, anno dopo anno, di recarsi nella bottega di lui e acquistargli medicine varie, continuando così a pagarlo senza più nulla pretendere, se non un suo fuggevole sguardo.


Il medico interrompe il suo racconto e annuncia ai commensali che la rimpagliatrice è morta nella passata primavera, lasciando a lui il compito di rimettere in eredità al farmacista le economie fatte in tutta una vita.
Recatosi l'indomani nella casa di quell'uomo così tanto amato e trovandolo nell'atto di pranzare con la sua sposa, raccontò loro tutta la triste storia, immaginando la loro pena nell'ascoltare la vicenda.

Ma la pena fu di diverso tipo: il farmacista e sua moglie furono disgustati dai sentimenti di quella «pezzente» e l'uomo si sentì addirittura insozzato nell'onore che, se lo avesse saputo, l'avrebbe fatta arrestare immediatamente fino a non farla uscire più di prigione, in fede sua!

Stupefatto, il medico era comunque in dovere di compiere la sua missione.
Dice loro che la povera donna ha lasciato al farmacista tutti i suoi averi, i quali ammontano a 2300 franchi. Tuttavia, vista la spiacevolezza della cosa, tale denaro sarebbe forse più opportuno donarlo ai poveri...

I due si guardano. Il medico estrae il gruzzolo, composto di monete di tutti i tipi e di tutte le contrade della Francia, e attende il responso. Ma ecco che i due decidono di accettarlo, quel vile denaro, «giacché sono le sue ultime volontà, difficile sarebbe rifiutarlo». Acquisteranno qualcosa per i bimbi, forse, dicono. 

Consegnato il denaro, il medico se ne va.
L'indomani, riceve la visita del farmacista, il quale gli chiede conto della carrozza della rimpagliatrice. È sua, se la vuole, risponde il medico. Allora l'altro la prende, per il suo orto, ma rifiuta i cani e il vecchio cavallo di cui non ha bisogno alcuno.

Con i 2300 franchi il signore e la signora Choquet acquisteranno  cinque obbligazioni delle ferrovie.

* * *
L'unico vero grande amore che il medico aveva incontrato nella sua vita era quello della rimpagliatrice verso il farmacista.
1925 ca.


JSpaccini©2012





venerdì 7 settembre 2012

Il metodo di Konstantin Sergeyevich Alekseyev Stanislavskij

 AVVERTENZA: Gli stralci del libro sono da me tradotti dal francese all'italiano. I nomi russi sono per così dire «francesizzati». Il titolo italiano traduce perfettamente l'originale russo (pressappoco: Rabota aktera nad rolju) ed è Il lavoro dell'attore sul personaggio (Laterza editore). Io utilizzo l'espressione costruzione del personaggio, che trovo essere per davvero calzante, rimanendo in questo modo più vicina al testo francese.
____________________________

ELIA KAZAN
  Si è fatto sempre un gran parlare dell'Actor's Studio, vale a dire del metodo che moltissimi attori di fama internazionale mettono in pratica, rifacendosi alla scuola che fondò il regista Elia Kazan nel 1947 (nel 1951, Lee Strasberg ne assunse la direzione e la mantenne fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1982).
Ancora oggi, quando si rimarca la bravura di un attore dell'Actor's Studio, si fa notare che deve tutto agli insegnamenti ricevuti, vale a dire al metodo appreso presso tale scuola. I nomi più prestigiosi? Non c'è che l'imbarazzo della scelta e prelevo direttamente la lista di allievi famosi da wikipedia (clicca qui). Per i più pigri, ne metto qualcuno qui di seguito, alla rinfusa: Meryl Streep, Robert De Niro, Susan Sarandon, Marlon Brando, Julia Roberts,  Harvey Keitel, Glenn Close, Dustin Hoffman, Nastassia Kinskij, Al Pacino, Lauren Bacall, Sean Penn, Ann Bancroft, Tom Hanks, e così via.

Non tutti sanno però che il metodo dell'Actor's Studio si rifà in tutto e per tutto al metodo Stanislavski. Un russo. Ma chi era costui?
Konstantin Sergeyevich Alekseyev Stanislavskij nacque a Mosca nel 1863 dove morì nel 1936, alla rispettabile età di 75 anni.

Innanzitutto, fu un attore. Un giovane e volenteroso attore, proveniente da una famiglia agiata. Fu successivamente un regista e infine professore di arte drammatica russa. Tutte notizie che si trovano facilmente in rete e sulle quali non mi soffermerò.
È l'autore di 2 libri imprescindibili per chi voglia fare (o faccia di già) l'attore, l'attrice. Nessuna importanza che la recitazione sia a livello amatoriale o con maggiori ambizioni.

Si tratta di 1) Il lavoro dell'attore su sé stesso e di 2) Il lavoro dell'attore sul personaggio.

Konstantin   Stanislavskij foto ©pubblico dominio


 Tra l'altro sono due libri di godibilissima lettura. Due libri che tuttavia sconsiglio a chi non abbia mai recitato in vita sua da un palco teatrale perché non «parlerebbero» così intimamente all'interprete (o artista, dipende) che si è.

Voglio soffermarmi sul secondo libro, più completo, e che fu pubblicato postumo, nel 1957 (il primo è, nella versione francese, pubblicato nel 1936). 

LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO assomiglia a un diario, è scritto alla prima persona (il protagonista è Kostya, giovane attore ancora alla scuola di Tortsov. In realtà, il regista (più insegnante che regista) Tortsov mette in pratica il metodo Stanislavski, quello - appunto - che verrà ripreso dall'Actor's Studio americano.

 Leggiamo insieme qualche breve passaggio.
jaquette

La storia. Il giovane Kostya è stato incaricato - così come i suoi compagni di studio - di iniziare la costruzione del suo personaggio fisicamente. E di cominciare dal costume di scena.

 Sicché Kostya e gli altri aspiranti attori  (Gricha, Sonya, Dacha, Nicolas e Vanya) si recano nelle grandi sale piene zeppe di costumi teatrali per trovarne uno - e con quello anche l'ispirazione. I suoi colleghi trovano facilmente un costume che rappresenti per esempio: il dandy, l'aristocratico, il soldato, il mercante, etc. Kostya viene attirato da una *jaquette moisie* (dice il testo francese), vale a dire da una giacca con una qualche pretesa (una sorta di redingote di giorno, che vuole gilet e pantaloni coordinati), ma la sua è ammuffita, una sorta di vecchia marsina, insomma.


Kostya ha come compito quello di creare un personaggio a partire dagli abiti di scena che indosserà, avvicinarlo a modo suo, servendosi di ciò che è in lui, delle osservazioni che ha potuto fare nel corso della sua vita su quel tipo di persona (che il personaggio rappresenta), prendendo ciò di cui ha bisogno nella vita vera o immaginaria, seguendo il proprio intuito, esaminando sé stesso e/o esaminando gli altri. Quel che non deve fare è perdere la propria identità, il proprio io interiore (traduco dal francese). Per fare ciò ha 3 giorni a disposizione.

Passano i giorni e Kostya vuol gettare la spugna: non riesce a entrare nel personaggio. Ogni tanto ha degli sprazzi di inventiva, flash che gli rimandano un'idea che però non si posa e pertanto Kostya è sempre più abbattuto. Ormai sempre più  nervoso e turbato, si chiede quale personalità potrà mai indossare quella marsina consunta...

foto di Federico Patellani
E poi a un tratto, piano piano, ma costantemente, si accorge che qualcosa in lui cambia: si accorge che la sua camminata si fa più esitante, più obliqua, le giunture sono meno agili, le ossa più fragili. Per camminare, gli occorre un bastone. I capelli (della sua parrucca) li rende più agglutinati, come appiccicati da una mancata regolare pulizia, stropiccia le mani in un modo incartapecorito, la voce gli si fa più dura e trascinata, poi rauca, con tutta una acredine che sa di vita fallita e un'animosità che non fa sconti a nessuno.

Si presenta davanti al suo regista, Tortsov, che lo attacca, lo insulta (non il Kostya studente, bensì il Kostya trasformatosi in vecchio critico saccente) e lui - che solitamente è timidissimo -  inizia a rispondere du tac au tac, botta e risposta (metto solo le battute finali):

Tortsov: Canaglia! Lurido parassita! Lei è un pidocchio, una sanguisuga...
Kostya alias vecchio Critico: Mio dio, che linguaggio! Che mancanza di sangue freddo!
Tortsov: Tu, verme schifoso...
Konstantin  Stanislavskij © wikipedia


Kostya alias vecchio Critico: Ma bene, anzi, benissimo! Sappia che lei non potrà liberarsi di me, della sanguisuga. Si ricordi che non c'è sanguisuga senza l'acqua. E quando c'è l'acqua, ah, quante sanguisughe! Molte, moltissime! Impossibile sbarazzarsi di loro. Impossibile sbarazzarsi di me!
Tortsov allora esitò un istante, poi mi afferrò e mi tirò a sé, abbracciandomi affettuosamente:
Ottimo lavoro, giovanotto, disse.

E via dicendo.

***

Ecco di seguito un link che rinvia a un bel documentario di Marco Rossi e  Marco Evola, che riguarda il lavoro dell'attore sull'attore:  parte 1. E qui di seguito, il video della parte seconda (incentrato soprattutto sul lavoro di Robert De Niro quando impersonò Jack La Motta nel celeberrimo film Toro scatenato) degli stessi autori. Raccomando anche la visione della terza parte del video, dedicato a Shining:
 
Parte II Toro Scatenato







venerdì 24 agosto 2012

Amore a denti stretti (Cesare, Bianca e Constance)

 PREMIO CESARE PAVESE 2012

da LA STAMPA edizione di Cuneo (27.08.2012)


La sera precedente la premiazione, sabato 25 agosto, il Premio organizza una veglia letteraria pavesiana sempre presso la Casa Natale di Pavese. Alle ore 21,30 Vittorio Sgarbi parla di Pavese e la donna in un intervento dedicato alla figura femminile nelle opere dello scrittore e al rapporto con le donne che emerge dai romanzi. Alle ore 22 è in programma l’incontro Cesare Pavese: riflessioni sulla figura femminile attraverso lettere e poesie, con Alessandro Iovinelli, Giovanna Romanelli, presidente Giuria Premio Pavese, e Jacqueline Spaccini, già vincitrice della sezione Premio Pavese 2010 sezione Premio Speciale. Vengono lettere e commentate le lettere Analisi amorosa di F. e Analisi amorosa di P., dove lo scrittore traccia un ritratto di Fernanda Pivano e una dura autoanalisi di se stesso, e alcune poesie dedicate a Bianca Garufi e a Constance Dowling. 

Pavese vincitore del Premio Strega (1950)

Sabato 25 agosto 2012, alla vigilia della consegna dei premi Cesare Pavese, dunque, c'è la lettura  - tra l'altro - di tre poesie di Cesare Pavese dedicate a due donne diverse. Le prime due  liriche (La terra e la morte e Tu sei come la terra) sono presumibilmente per Bianca Garufi. L'ultima poesia (meglio nota come Wind of March) è dedicata a Constance Dowling.

Roy  Lichtenstein


Per ordine di tempo, prima viene Bianca Garufi, per la quale è assai probabile (ma non espressamente indicato) che Pavese abbia scritto le due liriche, la prima, Terra rossa terra nera, che - come le altre - va sotto il titolo del primo verso  è di fine ottobre 1945:

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi -
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che è ricordo e stagione -
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d'agosto,
le olive dei tuo sguardo
addolciscono il mare,

e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere.


La seconda, Tu sei come una terra, ugualmente con il titolo del primo verso, Pavese la scrisse due giorni dopo, il 29 ottobre 1945: 

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C'è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t'ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell'estate.


La terza poesia, Hai sangue, un respiro (è sempre il primo verso che dà il titolo) è stata scritta tra il marzo e l'aprile del 1950 ed è dedicata a Constance Dowling.

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano ‒
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano ‒
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte ‒
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.
Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.
Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell'aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta. 

Ma chi sono (o meglio, chi erano) queste due muse pavesiane?

Bianca Garufi (1918-2006), nata a Roma ma di origine siciliana (messinese, per la precisione), approda nella capitale nel 1944, presso la sede romana dell'Einaudi, dove lavora come segretaria e dove Pavese si è trasferito. 
Fanno conoscenza, Bianca è interessata alla psicoanalisi (diverrà la sua professione) di stampo junghiano moderno, quello vicino all'oggi celeberrimo James Hillman(1). 
Lei è bella, lui è un uomo interessato alle donne, alle donne belle, alle donne inaccessibili, sfuggenti, fuggevoli, difficili. 
Cominciano a scrivere un romanzo a quattro mani, Fuoco grande, che rimarrà incompiuto(2). In esso, gli autori si alternano a scrivere i capitoli e danno voce ai due protagonisti, Giovanni e Silvia.
Che cosa cercava Pavese in Bianca Garufi, l'amore? La passione o il sentimento? L'affettuosa amicizia o il pure erotismo? 
Si parlano, si scrivono, si vogliono bene, non si capisce bene che cosa accada tra i due (probabilmente poco o niente). Lui la rimprovera perché da lei viene analizzato, scrutato, rimproverato come uno scolaretto e mentre lo fa si autoaccusa: 
(25/11/1945) Cara Bianca, mi hai detto che sono storto, [...], mi hai detto che nulla tra noi valeva la pena d'esser salvato. [...] Ho cercato di capire se questa frase è per me così terribile perché offende il mio orgoglio... [...]. Ho sempre mirato più in là. La passione è sempre stata soltanto una condizione posta dal mio orgoglio, ma l'intento era un altro. Era un valore [...] che esprimevo orgogliosamente con le immagini della «carne e sangue». [...] È sempre stato amore storto, non assenza di amore [..] spero sempre di sposarti [...] B., tu non mi vuoi niente bene?
(26/02/1946) Cara Bianca, lo sai  che quand'io scrivo lettere, maltratto.  [...] Sono villano e impaziente. [...] Dì pure che sono pedante, e brullo e antipatico, che non ti voglio bene, non me ne importa. Quando mi si vieta di essere padre di figli, io divento padre spirituale e non si scappa. [...] Stamattina ti ho mandato un altro dialoghetto In famiglia(3) che credo ti piacerà. C'è il solito problema della donna fatale, ma ironizzato. [...] Ciao cattiva. 
 ... che cosa pretendi? che ci coccoliamo come due conigli? Io trovo molto bello questo maltrattarci insaziabile; [...] noi siamo una bellissima coppia discorde, e il sesso - che dopotutto esiste - si sfoga come può(4).



foto prelevata dal sito www.150anni.it
 Bianca Garufi
_____________

Constance (Connie) Dowling è  un'attrice americana; dopo una lunga relazione con Elia Kazan, è giunta in Italia dove ha recitato in qualche film non memorabile, mentre la sorella è quella Francesca di Riso Amaro, Doris Dowling, che rimarrà amica di Cesare dopo la partenza di Constance. Colpita anch'ella dal male di vivere, dopo la breve relazione con Pavese - il quale pur di trattenerla le prospettava copioni e improbabili sceneggiature (con protagonisti del calibro di Jean Gabin o Maurice Chevalier) da sottoporre a De Sica, allora maestro del Neorealismo - torna in patria dove morirà a 49 anni. Connie l'irraggiungibile, quella che passa dal suo letto a quello di Andrea Checchi*, un notissimo e bell'attore di quegli anni. Connie, quella che promette di tornare e non tornerà più.
Dearest Connie, Remember me in old N.Y. I loved it with all my heart already, when I did'nt know you were a little girl in it. Can I send you my love ? (19/05/1950)
Con lei si mette a nudo, liberandosi di ogni orgoglio. Ma è inutile, ormai Pavese è tutto preso ad organizzare la sua uscita di scena. Fresco di Strega, il 26 agosto 1950 scrive al direttore della rivista Cultura e realtà, Mario Motta:
Chi «è tornata»? L'americana? Ho altro da pensare. Ciao. Pavese
L'amore, come la vita, brucia in fretta. E quella notte Ceare si uccide in una camera d'albergo, ingerendo molte bustine di sonnifero.

foto prelevata dal sito www.centrostudipavese.it
Constance (Connie) Dowling

______________


(1) Di lui consiglio la lettura dei seguenti saggi: Il codice dell'anima: carattere, vocazione, destino ; Puer aeternus  e La forza del carattere: la vita che dura (tutti èditi presso Adelphi)

(2) In realtà, poi Einaudi pubblicherà il romanzo, nella sua forma incompiuta, nel 1959. Bianca Garufi terminerà il romanzo che pubblicherà sotto il titolo Il fossile nel 1962 (sempre per Einaudi). Fuoco grande è stato ripubblicato nel 2003.

(3) Dialoghi con Leucò (= Bianca, dal greco λευκός).

(4) Lettere di Pavese alla Garufi che vanno dal novembre 1945 all'aprile 1946 reperibili in Vita attraverso le lettere, a cura di Lorenzo Mondo, Einaudi (pp. 195-198). In questo libro si trovano anche alcune lettere di Pavese a Constance e alla sorella di lei, Doris (pp. 241-250).

domenica 1 luglio 2012

Se un traduttore cambia di sta(tu)to









Le Jardin perdu di Jorn de Précy è uno strano libro, smilzo nelle dimensioni e denso nel contenuto è uscito per i tipi Actes Sud nel settembre 2011. Il sottotitolo parla di essai, cioè di saggio, tradotto dall'inglese da Marco Martella, ma a leggerlo si ha l'impressione di trovarsi davanti a un romanzo filosofico, livre à thèse,  come si usava alla fine del '700 o ancora nel secondo '800. Lo stile è sobrio. E nelle vostre orecchie già riecheggia un altro titolo, Le Paradis perdu/Il Paradiso perduto, un poema che fu anche un best-seller, di John Milton (1667). 

Come ogni saggio (per di più  a tesi) che si rispetti, è diviso in capitoli, comprende una prefazione e una conclusione. E a sorpresa (ma poi davvero?) aprendolo, troveremo  una manciata di pagine intitolate L'Enigma Jorn de Précy vergate dal suo traduttore (francofono) come incipit. Dico da subito che per me il capitolo più interessante è quello che riguarda il concetto di genius loci (incentrato sulla nozione di divinità del luogo e bosco sacro, nonché sulla magia dei giardini rinascimentali). Chiude il testo una breve nota dell'editore (come usavano fare certi autori inglesi del XVIII secolo), sulla quale non voglio anticipare nulla per il momento.  
Il libro è stato appena tradotto in italiano da Laura De Tomasi per i tipi Ponte alle Grazie con il titolo E il giardino creò l'uomo




Direte voi: ma chi accidenti è questo Jorn de Précy? La quarta di copertina s'incarica di darne una sommaria biografia. Traduco:

Jorn de Précy (1837-1916), giardinere-filosofo inglese di origine islandese, ha profondamente influenzato l'arte dei giardini anglosassoni del Novecento. Amico di artisti quali William Morris, frequentò gli ambienti radical-socialisti dell'Inghilterra vittoriana. È il creatore del giardino di Greystone (Oxfordshire), oggi scomparso.

Questo libro ha dapprima vinto il Premio Lire au Jardin 2012,  poi il premio letterario  del prestigioso Premio P. J. Redouté (13esima edizione) e, qualche giorno fa, anche il Prix Tortoni 2012.



Nel mio blog dedicato ai traduttori è iniziata l'intervista a Marco Martella che si continua su quest'altro blog più letterario.
Consiglio di leggere prima quanto scritto qui e poi di tornare a leggere le righe che seguono. Se invece provenite dal blog Traducete innanzi quel traditor d'un traduttore, continuate pure a leggere...

Intervista  a Marco Martella


D. Si diceva allora: l'arcano: Jorn de Précy, l'oscuro giardiniere-filosofo inglese di origine islandese creatore di un giardino andato perduto, altri non è che... MARCO MARTELLA.

R. Non si tratta di un vero falso storico, piuttosto di un gioco con il lettore che au fil des pages, si ritrova spesso a dubitare: Jorn de Précy è esistito veramente? Possibile che, avendo vissuto più di cento anni fa, avesse una visione così moderna delle derive della civiltà occidentale, dell'emergenza ecologica, del giardinaggio? Il suo parco di Greystone infatti sembrerebbe uno dei nostri giardini "naturali", e la sua idea del giardino come luogo di resistenza sembra scaturire direttamente dalle teorie contemporanee della deep ecology (ecologia profonda).

D. Non del tutto vero, ma neppure del tutto falso, dunque. Ci sono personaggi storici all'interno del libro? Chi ha letto la Caduta dei Giganti di Ken Follet capirà immediatamente...

William Morris
R. In questo saggio-romanzo, il vero si mescola costantemente al falso: se è vero che né Jorn né il suo fedele giardiniere Samuel sono mai esistiti, è altresì vero che William Morris, Gertrude Jeckyll, William Robinson e George Bernard Shaw, che appaiono nel libro come amici (o rivali) di Jorn, fanno veramente parte della storia del pensiero e dell'arte dei giardini inglesi dell'epoca. Non pretendo di avere inventato nulla in questo. 

D. A chi sta pensando? Perché io penso subito al Vernon Sullivan di Boris Vian...

R. Già da qualche anno lo scrittore spagnolo Enrique Vila-Matas fa qualcosa di simile. Ma la letteratura non è, in fondo, un gioco continuo tra immaginazione e realtà? L'uso di una maschera letteraria e della lingua straniera fanno parte di un distanziamento che, per qualche ragione misteriosa, hanno reso questo libro possibile. Sapevo solo, scrivendo, che era la direzione giusta. 


D. È dunque tornato ad assumere quella posizione di «equilibrio precario» di cui parlava all'inizio della nostra intervista...

R. Già.  Questa zona di confine labile, dai contorni incerti e che si muove di continuo, è per me una delle più fertili in letteratura. A ben riflettere, scrivendo direttamente in francese Le Jardin Perdu non mi sono allontanato poi molto dal mio primo mestiere.




D. Si spieghi meglio...


R. Voglio dire: se ciò che definisce il lavoro di traduttore è quest'esercizio periglioso (alcuni direbbero "impossibile") che consiste a restare in bilico tra due lingue, due culture, due modi di vedere e quindi di esprimere la realtà, questo si adatta anche al mio lavoro recente. Difatti, scrivere in una lingua che non è la propria vuol dire - secondo modalità che non so correttamente spiegare neppure a me stesso - vuol dire, dicevo, autotradursi.


Saint-Loup-de-Naud, 30/06/2012 



Vernon Sullivan 
pseudo di Boris Vian









lunedì 7 maggio 2012

Lady Macbeth e la civetta


Lady Macbeth ha spinto il marito al regicidio e ora attende che lui compia l'atto. 

La scena si apre  nel castello di Macbeth, dopo cena. Il buon re Duncan  dorme ignaro del destino che attende lui e le sue guardie. 

Lady Macbeth si mostra risoluta, ma in fondo all'anima così risoluta non è.
Il video è in lingua francese.

Metto di seguito la versione francese, poi quella italiana e infine l'originale dell'atto II scena 2 (inizio):

versione francese :

Lady Macbeth

Ce qui les a soûlés m'a rendue ferme
Ce qui les a désaltérés m'embrase.
Chut ! Paix. - C'était la chouette qui criait
Sonneur fatal qui souhaite le bonsoir
Le plus lugubre. Il est en train d'agir.
Les portes sont ouvertes ; les valets
Narguent leur charge avec leurs ronflements.
J'ai drogué leur potion, et la nature
Débat avec la mort au-dessus d'eux
Pour savoir s'ils sont morts ou bien s'ils vivent.
(tr. André Markowicz)

Versione italiana

LADY MACBETH: 


Ciò che ha reso ubriachi costoro, ha fatto audace me; 
ciò che li ha spenti, a me ha dato fuoco. 
Shh! Calma. Era la civetta che strideva, la fatale risvegliatrice, 
che dà la più sinistra buona notte. Egli è all'opera. 
Le porte sono aperte, e i servi rimpinzati si fanno beffe della loro consegna russando: 
io ho messo nelle loro bevande tante di quelle droghe, che la morte 
e la natura disputano se essi siano vivi o morti. (traduzione ignota)


l'originale :
LADY MACBETH
That which hath made them drunk hath made me bold;
What hath quench'd them hath given me fire.
Hark! Peace!
It was the owl that shriek'd, the fatal bellman,
Which gives the stern'st good-night. He is about it:
The doors are open; and the surfeited grooms
Do mock their charge with snores: I have drugg'd
their possets,
That death and nature do contend about them,
Whether they live or die.
(Shakespeare)