sabato 26 settembre 2009

Una poesia del disamore (Cesare Pavese)

Estate





E' riapparsa la donna dagli occhi socchiusi
e dal corpo raccolto, camminando per strada.
Ha guardato diritto tendendo la mano,
nell'immobile strada. Ogni cosa è riemersa.

Nell'ímmobile luce del giorno lontano
s'è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato
la sua semplice fronte, e lo sguardo d'allora
è riapparso. La mano si è tesa alla mano
e la stretta angosciosa era quella d'allora.
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.

E' tornata l'angoscia dei giorni lontani
quando tutta un'immobile estate improvvisa
di colori e tepori emergeva, agli sguardi
di quegli occhi sommessi. E' tornata l'angoscia
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse
può lenire. Un immobile cielo s'accoglie
freddamente, in quegli occhi.
Era calmo il ricordo
alla luce sommessa del tempo, era un docile
moribondo cui già la finestra s'annebbia e scompare.
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa
della mano leggera ha riacceso i colori
e l'estate e i tepori sotto il vivido cielo.
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi
non dan vita che a un duro inumano silenzio.




Cesare Pavese, che non amava questa poesia, la buttò via.

3 commenti:

Sara Spaccini ha detto...

l'ha gettata..ma racchiude il sentire di chi possiede il dono del sentire.

Artemide Diana ha detto...

Quel che pensavo, l'ho scritto - l'ho aggiunto - in postilla al post.

Ci sono amori con i quali i conti non sono stati chiusi, per questo Pavese la poesia (che poi ripudiò) l'ha scritta così.
Secondo me, Sara.

Artemide Diana ha detto...

E poi quel che pensavo, l'ho cancellato perché è entrato in un libro...