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domenica 29 giugno 2014

Il Signor Pirandello è desiderato al telefono




Quest'anno con i miei studenti di 1°, 2° e 3° anno ho costituito un gruppo teatrale, I Teatranti di Rabat. Nel secondo semestre ho allestito un adattamento de «Il signor Pirandello è desiderato al telefono», una pièce del compianto e amatissimo Antonio Tabucchi (scomparso il 25 marzo 2012) da presentare ai professori e agli altri studenti del Dipartimento di Studi italiani presso la facoltà Mohammed V di Rabat, in Marocco.

La maggior parte dei miei studenti era del primo e secondo anno; quasi tutti alla prima esperienza assoluta di teatro... e non è facile:

a) imparare la dizione corretta di un testo cerebrale come questo; 

b) imparare a memoria un lungo testo (con intanto corsi ed esami da affrontare. E qualche studente lavora anche!);  

c) imparare a recitare, vale a dire a dare un senso di verità a quel che si dice, a interpretarlo come fosse vita vera e muoversi sul palco, imparando a gestire la paura.

Paura di che? Di non essere all'altezza, di essere ridicoli. Paura di non credere in sé stessi.

La complicazione per me - complicazione che poi non si è rivelata tale - era 1. l'alta percentuale femminile (quando a teatro si scrive sempre al maschile) e 2. il controllo dei contenuti morali che debbo sempre tenere in considerazione (controllo di cui non ho mai tenuto conto in Europa).

Per non parlare della presenza del "velo". Perché? 
Perché il ruolo principale è di un uomo e quando è stata una donna a interpretarlo, era una donna che si presentava sotto fattezze "maschili".

Affinché il pubblico dimenticasse che un ruolo maschile era interpretato da una donna e per giunta da una donna velata, la recitazione doveva assolutamente essere non dico impeccabile, ma almeno credibile.

2 mesi di lavoro e una importante scissione di ruoli. 

Il personaggio unico dell'attore che recita il ruolo di Pessoa in un manicomio (= il pubblico - inconsapevole d'essere parte integrante del testo - per larga parte della pièce) è stato scisso e interpretato da 4 attori (3 donne e 1 uomo). 

Grazie ai diversi stati d'animo del personaggio, ho estrapolato un attore/Pessoa intimo e sensibile, uno più virile, uno cinico e uno più razionale. Li ho differenziati con l'introduzione di un noeud papillon di colore diverso.

Il coro greco è stato composto da 4 ragazze in nero, irregimentate come militari (la coscienza del popolo, la coscienza perbenista) e Pirandello al telefono - seguendo l'esempio che fu già di mio marito, regista di questo spettacolo 18 anni fa con un altro gruppo studentesco, ma in Croazia - l'ho convocato in scena.

All'interno della pièce, ho introdotto due momenti di omaggio a Tabucchi, ma anche a Maria José de Lancastre con la lettura in due parti (per forza di cose ridotta) di Libri mai scritti, viaggi mai fatti (tratto da Si sta facendo sempre più tardi).

E poi musica, tanta, un po' di ballo e canto (in portoghese) di Cançao do Mar da parte di una studentessa dalla voce di usignolo.

Non dico altro. Metto qualche foto delle prove (anche in un parco, anche a casa mia, per mancanza di palchi), dell'attimo prima dello spettacolo vero e proprio, così come del dopo.

Capirete dagli sguardi, com'è andata.
















domenica 16 marzo 2014

Questionario La Locandiera di Goldoni


QUESTIONARIO per studenti che seguono il corso M22 Histoire du théâtre

I parte: dall'Atto I all'Atto II Scena 18 (inclusa) fino a: 1h 43' 25"

* * *

Pièce di Carlo Goldoni rappresentata per la prima volta durante il Carnevale, a Venezia, nel 1753. Si tratta di una commedia in tre atti.

Come ogni opera, c'è un dedicatario: in questo caso, Giulio Rucellai, fiorentino, professore di diritto all'università di Pisa. Da non dimenticare che Goldoni, laureato in giurisprudenza, aveva esercitato l'avvocatura anche a Pisa.

Il testo per intero, libero da copyright, è consultabile qui (wikisource, progetto teatro).

Per questo questionario, si prende come riferimento, l'allestimento di Franco Enriquez. 
Eccone la scheda tecnica:

LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
(1965)
regia: Franco Enriquez
scene e costumi: Emanuele Luzzati
interpreti:
Valeria Moriconi (Mirandolina)
Paolo Graziosi (cavaliere di Ripafratta)
Glauco Mauri (marchese di Forlipopoli)
Giuseppe Porelli (conte di Albafiorita)
Luciano Melani (Fabrizio)
Adriana Innocenti (Ortensia)
Silvana De Santis (Dejanira)
Alessandro Esposito (servitore del Cavaliere)
Alfredo Piano (servitore del conte)
produzione: Teatro Stabile di Torino
debutto: Venezia, Campo San Zaccaria, 19 agosto 1965

La pièce qui di seguito è una ripresa televisiva dello spettacolo:



ATTO PRIMO
  1. Dove ci troviamo? (a) descrizione della scena e b) personaggi che aprono la scena
  2. Goldoni mette da subito in scena due personaggi. A) dire chi sono; B) dire in che cosa si distinguono (abbigliamento etc.)
  3. Perché il marchese è altezzoso con il conte? 
  4. Per quale motivo i due nobili soggiornano in quel luogo? 
  5. Da quanto tempo?
  6. Com'è possibile che una donna sia la padrona di una locanda?
  7. lessico: perché il marchese si adira quando Fabrizio lo chiama «Illustrissimo»? Come dovrebbe rivolgersi a lui?
  8. Qual è la morale dei "quattrini"? Che cosa è degno di stima?
  9. Qual è la caratteristica più importante del cavaliere di Ripafratta?
  10. Da quanto tempo è arrivato alla locanda?
  11. In che cosa Mirandolina è diversa dalle altre donne?
  12. In quale modo Mirandolina riesce a conquistare definitivamente il cuore del cavaliere?
  13. Rileggete questo scambio di battute tra Fabrizio e Mirandolina (Atto I sc. 10) e analizzatelo, dando la vostra interpretazione.

ATTO II 

  • lo svenimento di Mirandolina. Perché la donna finge di svenire?
  • quale effetto produce sul cavaliere?
  • qual è il suo (di lui) peccato di presunzione?
RIFLESSIONI

  1. Nobiltà spiantata vs ricchezza del parvenu
  2. Borghesia vs nobiltà (2 borghesi - Mirandolina e Fabrizio vs tre nobili - marchese, conte e cavaliere)
  3. commentare questo passaggio, quando - a proposito dell'amore verso Mirandolina che condivide col marchese - il conte dice al cavaliere: « Egli (Forlipopoli) pretende corrispondenza, come un tributo alla sua nobiltà. Io (Albafiorita) la spero, come una ricompensa alle mie attenzioni». (Atto I Sc IV)

  4. La dichiarazione femminista ante litteram di Mirandolina (ma è un uomo che scrive il suo testo):
La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.

Il cavaliere interpretato da Pino Micol (Mirandolina è Carla Gravina) 1986