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venerdì 14 maggio 2010

Alessandro Iovinelli: Notre petit Paris (poesia)

 

NOTRE PETIT PARIS (2001)

Alessandro Iovinelli

A Romain,
perché ricordi un giorno
i suoi anni parigini

Il cigno dal collo nero del parco
Montsouris lo chiamammo Giacomino
– soltanto noi sappiamo perché: alle sei
sibilava incontro alle tue molliche.

Fu l’anno dopo l’esca di Pauline,
la tua amica chiomadoro e precoce,
il cui occhio rimava con Albertine,
ma come ogni altra ninfa era feroce.

Il disincanto l’hai appreso come il crawl,
la fiaba con il resumé e la corsa in bici:
si ha da tirare diritti sino al termine,
vai indietro solo per ricominciare.

Non davi ai miei consigli tanto retta,
volevi dar corpo al sogno più ambito
– montando alla torre di ferro in vetta
spiasti la più nera: un monolito.

Sorpresa non avevi nel volare
né di sotto ai platani del viale
dalla prima alla terza elementare
– zaino in spalla, sempre puntuale.

Non per me riconoscesti le clizie
di Van Gogh, la donna con l’ombrellino
e le strane bagnanti d’oltremare
– la traccia materna d’ombre e figure.

Forse stava al sesto giorno il mio merito,
in fondo alla sala buia, da dove
dal brando di Obi-Wan Kenobi all’esito
trionfale d’Amélie vedesti altrove

scorrere vita sfaldando l’inganno,
l’illusione che chiamammo fiction
– en français
preferivi – e la parodia
sempre più vera: il Guignol e il politico,

il lupo cattivo e la marionetta,
la marcia inventata per Arlecchino,
Patachon, il Lussemburgo e il giardino…
Forse era qui il cambio nella staffetta:

nel drappo giallorosso da noi appeso
a Montparnasse, l’anno dello scudetto,
che noi festeggiammo anche per nonno,
seduto in curva o in tribuna, lassù,

nello stesso cielo avaro di stelle,
che ci regalò un’ultima notte
di luna e oro tra i rami dell’ontano
per ricordarci che sapore aveva

Parigi arsa e offesa di là del giusto,
Parigi ora dolce nel retrogusto.


(pubblicato da Sagarana)




 Alessandro Iovinelli è nato a Roma nel 1957, dove ha studiato e si è laureato in lettere moderne. Ha conseguito il dottorato a Parigi con una tesi su The figures of the author: the disappearance of the real character and the birth of the fiction character in Italian fiction.
Dal 1995 al 1997 è stato lettore di italiano alla facoltà di filosofia di Zagabria. Dal 1997 al 2001 è vissuto a Parigi, dove ha insegnato all’Università di Paris VIII Vincennes–Saint-Denis. Ha lavorato per l’UNESCO, per il quale ha realizzato nel 2002 e nel 2003 un’antologia on-line della poesia mondiale contemporanea, Babele poetica. Già addetto culturale a Zagabria, è funzionario del MAE.
Ha fondato e diretto la rivista di letteratura e cultura “Vana”. Collabora, anche come traduttore, con diverse riviste di critica letteraria in Italia e all’estero.
Ha pubblicato un saggio di carattere sociologico con Silverio Novelli, Lettere dal movimento (1978), un romanzo, Demenza precoce (1986) e tre raccolte di poesie: Le amorosi visioni (1988), Notizie di un viaggiatore disperso (1996) e Il porto delle navi che volano (2001). Un saggio letterario, L'autore e il personaggio, è stato pubblicato nel 2005. Del 2008 è il romanzo Calluna vulgaris. È di prossima uscita una raccolta di saggi su cinema, letteratura e poesia.

 
e-mail: alessandroiovinelli@yahoo.it

sabato 30 maggio 2009

Cinquanta non bastano

photo by Jacqueline Spaccini

Cinquanta non bastano

Non ho imparato la lezione
che la vita propone in allegato.
Trascrivo qui in ritardo il decalogo
a futura memoria per chi verrà.

Spaiare nella gerla paglia e pula
dalle spighe di grano fragrante,
cernendo l'oro dall'ottone, il vino
dalla feccia e il torsolo dalla scorza.

Riconoscere la stretta del falso
amico per la sua eccessiva forza,
gli osanna a oltranza e il consenso iperbolico.

Contrastare le rovinose ondate
del desiderio prima che la furia
condannasse la barca al naufragio
contro le scogliere del disincanto.

Resistere alla vanità più forte
malgrado le sue lusinghe appaganti,
quando ti sembra stringere la sorte
in pugno col plauso della folla.

Spogliare la rosa dai fatui petali
cui il profumo si scambia per promessa
come se davvero esistesse in sé
e non fosse creatura poetica.

Attendere al termine della notte
più oscura la chiarità dell'alba
con i colori di speranza in cielo.

Arare tra le pietre fino al gusto
della zolla che si frange dolce e tenera
se lo fu per una buona causa.

Cogliere nello sguardo il fondo vero
che celano gli umani nei vestiboli
della coscienza, ma sotto la maschera.

Evitare la lama delle trappole
senza sporcarsi con il sangue ingenuo
e stolto di chi ignora le regole
per cui dall'onta deriva il successo.

Tacere la voce delle sirene,
quel lieto inganno che diceva il volo
della farfalla durasse di più
di un'unica giornata di solleone.

Cinquant'anni non mi sono bastati
a svelare il segreto della vita,
né ad apprendere il severo codice
per fare di me un uomo giusto e saggio.

Forse neanche un altro mezzo secolo
basterebbe a superare l'esame
arduo nel corso di sopravvivenza
del resto, è soltanto un rischio teorico:

per quel che avanza lo scialo è finito.

Alessandro Iovinelli

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Pubblicato ne: Il banco di lettura, Trieste, 36/2008, pp. 87-88