martedì 15 novembre 2011

Fiori che passano inosservati nei quadri famosi


 
              Guardate questi tre particolari. Sono tratti da un grande dipinto che è possibile vedere ravvicinato grazie al sito haltadefinizione.com. 


Si tratta dei fiori bianchi, viola e blu contenuti nella Primavera botticelliana.

Li ho recuperati per la loro discreta bellezza.


Un articolo di Rosanna Morace sulla Compagnia delle Poete

photo 2011©Dino Ignani

Rosanna Morace ha scritto sulla Compagnia delle Poete (cui ho l'onore di appartenere), interpretando les tenants et les aboutissants[1] dello spirito del nostro Gruppo con sensibilità, empatia e grande intelligenza. Grazie.

URTARE, CONTRAFFARE, ENTRARE
ANCORA IN UN INIZIO

La "Compagnia delle poete"
di Rosanna Morace

               Buio. Silenzio. Rumore di tacchi. Silenzio.
Poi, una voce, e un’altra, e un’altra ancora, e l’una si disperde nell’altra con armonia in un ininterrotto filo, l’una diventa l’altra conservando la propria unicità, il proprio timbro, il proprio accento più o meno straniero. Diversi modi di intendere, fare e pronunciare poesia si amalgamano e si integrano con la musica, in una ritrovata dimensione lirica, orale e corale del fatto poetico. La poesia come prima e più primitiva forma di comunicazione, al pari dell’immagine. Poesia semplice, comunicativa, istantanea, fatta di immagini che emergono con forza dal magma di suoni e voci. Poesia scritta per essere detta, e detta da colei che l’ha scritta.
 [Continua a leggere]

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[1] Gli annessi e i connessi, i perché e i per come...

lunedì 31 ottobre 2011

La città di Saint-Cloud come location (e non solo) di film

Quel che segue sono le annotazioni da me prese durante la visita guidata alla mostra clodoaldiana:


Le Cinéma à Saint-Cloud. Le rêve et l'industrie 
(Musée des Avelines, 6-10-201129.01.2012)

Aggiungi didascalia
Il museo delle Avelines  nasce come residenza privata che  un facoltoso farmacista e collezionista, Alfred Daniel Brunet si fa costruire nel 1935. Lo stile che l'architetto Mourot segue - per l'esterno - è quello  (falsamente) neoclassico. Personalmente a me fa venire in mente l'edificio a sinistra di questo quadro (un capriccio) di Claude Lorrain:
Il porto con l'mbarco di S. Orsola 
Il nostro collezionista però muore due anni dopo e la vedova vende villa e terreno. Quando la città di Saint-Cloud acquista  la villa, quest'ultima cade a pezzi e il comune la concede in affitto per girarvi dei film.


Questi i film girati nella villa:


1) Tout feu, tout flamme di Jean-Paul Rappeneau (1981)
commento di Isabelle Adjani sul film (clicca qui)
2) La Belle Captive di Alain Robbe-Grillet (1983) - film girato in 20 giorni e - come si dice in francese - en doublage (come si usa fare in Italia) e non in presa diretta, il che contribuisce a dare un'atmosfera artificiale (voluta) nel film. Con Daniel Mesguich (gli italiani ricorderanno un suo Napoleone), oggi Direttore del Conservatorio di Arte Drammatica, a Parigi.


3) L'amour par terre di Jacques Rivette (1984), il quale inventava la storia del film giorno dopo giorno.



Si vede bene l'interno della casa e anche qualche esterno del piccolo parco.

Sempre a Saint-Cloud, benché NON all'interno dell'attuale Musée des Avelines, sono stati girati i seguenti film:

ZÉRO DE CONDUITE di Jean Vigo (nel cuore del Village)

LE GRAND RESTAURANT (?!?)
LE FOU DU LABO (près de la Passerelle)
UN ÉLÉPHANT, ÇA TROMPE ÉNORMÉMENT (Bureaux de la Colline, rue  Maurice Ravel)

TENDRE POULET  (Trois Pierrots-Val d'Or)

MORT D'UN POURRI (place Magenta)


VATEL (dans les Allées du Parc de Saint-Cloud)


HOMMAGE AUX JUSTES DE FRANCE (Village, près de l'hôpital)
(PAS DE VIDÉO)
LES LIENS DU SANG (parc de Saint-Cloud)


POLA X (quartiere Coteaux)


MEMORY LANE (Parc de Saint-Cloud)


Per non parlare del film di animazione Renaissance (per davvero in bianco e nero, senza grigi) e dei laboratori LTS di Saint-Cloud.
Grazie alla guida di domenica scorsa.






domenica 23 ottobre 2011

Atelier del racconto on line (racconti a partire da quadri)


Due racconti miei pubblicati anni fa sulla rivista ATELIER DEL RACCONTO (p. 10-121)  sono ora anche  on line.

I racconti erano 4 (on line ne troverete solo 2), tutti ispirati a quadri. Fanno parte di una piccola raccolta dal titolo  Donne alla finestra.


1. Fruscio d'acque. Medioevo futuro: 

J. E. Millais, Marianna

2. Quella volta:
S. Dalì, Ragazza alla finestra



mercoledì 31 agosto 2011

Si va in scena, fuori il copione!

 
una scena a Ferrara (foto di Dino Ignani©2011)

La sera del 1° ottobre 2011 la Compagnia delle Poete  - alla quale mi onoro di appartenere - si  produrrà in uno spettacolo di poesie e musica nell'ambito del Festival Internazionale di Ferrara al teatro Sala Estense (piazza del Municipio).

Siete tutti invitati, o voi che leggete

La foto è di Sien ed è prelevata da qui

 Qui (clicca qui) trovate il copione con tutte le poesie, le musiche e le scene. Il libretto, insomma.
Un esempio di spettacolo della Compagnia delle Poete






lunedì 22 agosto 2011

L'ordine del disordine in un quadro: quegli oggetti sparsi sul pavimento

William Mulready Scegliendo l'abito da sposa (1845)
Quando mi trovo davanti a dei quadri, in genere è per motivi di studio. E mentre cerco di analizzare il soggetto del dipinto, inferendone il messaggio, annotando i particolari stilistici, ecco che, di fronte a certi elementi che a rigore non rientrano nella mia ricerca... rimango incantata, non so perché.

Gerolamo Induno, La lettera dal campo (1859)
Uno degli elementi che mi fa dimenticare il reale motivo del mio interessamento al quadro è la presenza di oggetti disseminati a terra.  La prima volta mi è capitato con un quadro fiammingo (il penultimo che ho qui postato). 
Sì, perché se c'è una cosa che salta agli occhi guardando i dipinti fiamminghi è il loro estremo rigore, il loro ordine asciutto quasi metafisico (penso a certi interni di de Hooch). Sicché incontrarne di simili, da un lato mi lascia perplessa. E dall'altro mi mette allegria.
Jah H. Steen La gioviale famiglia (1668)


C'è da chiedersi che razza di garzoni di bottega, di massaie o di governanti ci fossero all'epoca: non vi pare esagerato gettare a terra cucchiai, padellami vari, forbici o rudimentali ferri da stiro, lasciare un cavolo su uno sgabello?

Quiringh Gerrtsz van Brekelenkam, La sartoria (1661)
E non è questione di classe sociale qui: nella bottega del sarto è tutto ben curato (pavimento escluso): le clienti e persino il sarto, tutto in ordine; i borghesi di campagna del quadro di Induno non sono poveracci. Eppure.

Nelle case dei poveri non v'è disordine, neppure nei quadri dei fratelli Le Nain (a parte un mestolo): ovunque compostezza.
(Antoine ou Louis) Le Nain, Famiglia di contadini (1642?).
Povertà esige rigore e rigore esige ordine. Al massimo, disordine può arrecarlo la presenza di animali domestici: gatti, galline (già!), cani (incredibile come cambino le razze dei cani nei secoli).

A me resta il divertimento di perdermi in pensieri oziosi e piacevoli. Credere per un attimo che anche l'inconsueto abbia un suo sottile senso che non riuscirò a scoprire.

E che mi fa compagnia, come quel quadro di van Brekelenkam che vidi ad Amsterdam ormai 2 anni fa. 

giovedì 7 luglio 2011

POETI CHE PARLANO DI POESIA (Ungaretti, Montale, Caproni, Spaziani e Bellezza)




Perché si fa poesia? Giuseppe Ungaretti racconta dove e come ha scritto la prima raccolta di poesia.
A volte è un lavoro lungo e a volte è un lavoro che si fa in pochi momenti.
A volte [le poesie] non sono mai a posto, si seguono con  l'orecchio [...] l'orecchio va dietro al significato, va dietro al suono
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I due poeti amati da Ungaretti: Leopardi e Mallarmé.
La poesia è poesia quando porta in sé un segreto.


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Eugenio Montale:
La poesia diventa sempre più prosastica... ma credo che rimarrà sempre una distinzione. La poesia ha bisogno di una certà verticalità della parola.


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Giorgio Caproni:

Credo che non lo sappia dire nessuno che cos'è la poesia. [...] Ricerca della mia identità. Penso che il poeta sia un po' come il minatore finché trova un fondo nel proprio io che è comune a tutti gli uomini. Scopre gli altri in se stesso.
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Maria Luisa Spaziani racconta come vive un poeta:
La vita da poeta non esiste. Esistono i poeti che  vivono.
Dario Bellezza:

I poeti vivono come tutti gli altri. [...] Andare a fare la spesa, mangiare o scrivere una poesia è la stessa cosa. Se uno è un vero poeta. Poi, se uno deve fare uno sforzo per esserlo, è inutile che lo fa. [...] Tutti quelli che scrivono poesie non è che sono poeti. [...] Come diceva Cristo: molti sono i chiamati e pochi gli eletti




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domenica 12 giugno 2011

Lavorare un personaggio (a teatro)

TEATRO AMBRA JOVINELLI appartenuto alla famiglia di mio marito
interno dell'attuale teatro Jovinelli

Solo di recente, da quando pratico il teatro, in qualità di attrice, mi sono resa conto che esistono 2 modi di «lavorare» un personaggio. Un personaggio che non abbia nulla in comune con noi stessi, voglio dire.

Faccio un esempio personalissimo: dopo mesi di preparazione, domenica 19 e lunedì 20 giugno vado in scena al teatro ECLA di Saint-Cloud con un personaggio importante, quello di una madre.

La mia è une mère abusive, si dice in francese; una madre scorretta, esigente, colpevolizzante, che usa il suo potere sulla figlia, la castra, la domina, vuole che faccia quel che lei vuole. 
Per esempio che diventi bella (quando la poverina non lo è affatto e/o non è interessata alla cosa). 
Una madre che vorrebbe nella figlia una replica di sé. 
Insomma, avete capito il tipo.

Depardieu (metodo Stanislavskij)
Ruolo molto interessante e quanto mai lontano dalla mia persona (sono una madre cool, non avendo ancora  rotto il legame con l'adolescenza, tendo a immedesimarmi nei sentimenti del figlio).
Quanto mai lontano ancor di più, dalla mia di madre, che è stata (ed è) agli antipodi.

E dunque, come recitare tale ruolo? 
Come poter essere una convincente madre «abusiva» che pretende di accamparsi nella vita di una figlia a suo dire banale?

Gilles, il regista dello spettacolo, mi aveva dato due possibilità: o ispirarmi a una persona di mia conoscenza (me, mia madre, una madre simile) oppure pensare: Se io fossi una madre del genere, come sarei? (il famoso metodo Stanislavskij). 

Auteuil (avvicina a sé i personaggi)
Scartata la prima opzione, per i motivi che ho detto sopra, non credo di essere riuscita pienamente a mettere in opera la seconda. Non lo volevo. Sì, certo quando sono in scena ricreo il flusso interiore del mio personaggio, però...

Sennonché, ho trovato una terza via: avvicinare il personaggio alla mia persona.
Pur avendo un testo terribile, in cui la madre non fa di certo una bella figura, l'intonazione che ho cercato di dare è stato quello di una madre sinceramente disperata per l'avvilimento fisico e spirituale della figlia.
Una madre che sbaglia pensando di fare bene, di volere il meglio per la figlia, perché questa sua deludente e sconfortante figlia, lei, la ama.

Il mio pezzo aveva per titolo La mère abusive. Ora invece si chiama La mère lumineuse.
Insomma, non tutto è scontato. Neppure sul palcoscenico.

venerdì 10 giugno 2011

VIDEO COMPAGNIA DELLE POETE A FORTE FANFULLA (ROMA)

14 minuti del nostro spettacolo su 60. Mi si vede (più che altro mi si sente: ho una luce sparata sul viso) in alto, sulla mezzanine, un poco.  Giusto l'inizio di una poesia (la prima). Un altro poco sulle scale. E poi alla fine.
Ma vi darà una certa idea di insieme.
E grazie a Luca De Cristofaro, realizzatore del video.

martedì 17 maggio 2011

MIDNIGHT IN PARIS DI WOODY ALLEN : sogno di una (mezza)notte di estate



Midnight in Paris, l'ultimo film di Woody Allen che ha aperto ufficialmente il Festival di Cannes 2011, è appena uscito anche nelle sale francesi. Io sono andata a vederlo  sabato 13 maggio, in VO sottotitolato in francese.

N.B. SPOILER : Attenzione, per gli italiani che non volessero conoscere la trama, raccomando di non leggere quanto segue. D'altronde ritengo che se di questo film si conosce in anticipo la storia nei minimi dettagli, lo spettatore perderà il 75% della sua magia.

Siete avvisati, fermatevi qui.


Notte stellata (1889)
Cominciamo dal paratesto (1), direbbe Genette.  Cominciamo dalla locandina. Lo vedete qui sopra, c'è l'immagine, anzi la fotografia di uno scanzonato Owen Wilson che passeggia lungo i margini della Senna, tutto molto realistico... ma poi dietro spunta un pezzo di quadro di Van Gogh, Notte stellata (Nuit étoilée). Voi non lo sapete ancora, ma il contenuto visivo del film è già contenuto in embrione nella locandina: realtà e arte, vero e finzione, gioco e sogno,  immaginazione, romanticismo, fanciullezza. 

Woody Allen torna alla leggerezza, quella che abbiamo amato in Manhattan e in Annie Hall(2), e che era scomparsa da tanti anni. Oddio, il senso della magia (da La rosa purpurea del Cairo) -, qua e là, Allen lo aveva conservato - anzi, direi addirittura sviluppato (penso a Scoop), ma sulle ultime sue pellicole il regista aveva sparso il liquido sterile dell'amarezza: ognuno di noi ha un prezzo, basta conoscerlo (Cassandra's Dream, Sogni e delitti) con un po' di fortuna (e di soldi) i criminali la fanno franca (da Crimini e misfatti a Match point);  l'amore è solo illusione, se uno ci vuol credere bene, faccia un po' come crede (Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni), ma l'amore non esiste (Basta che funzioni era stato scritto negli anni '70). E se proprio volete vivere con qualcuno, che almeno vi assomigli, per favore (cfr. Vicky, Cristina Barcelona): gli opposti si attrarranno pure ma non fanno bon ménage, alla lunga. Abbandona finalmente anche il tema assillante del delitto, dell'omicidio preterintenzionale e intenzionale (oltre ai succitati 2 film, aggiungo ala rinfusa:  Ombre e nebbia, Pallottole su Brodway, Misterioso delitto a Manhattan, Anything else, Sogni e delitti, Scoop). Già altrove (3) avevo espresso il dubbio che Allen volesse dirci qualcosa al riguardo...

In questo film, l'amore c'è. Non quello prestabilito, convenzionale. L'amore torna a essere scoperta dell'altro, e l'innamoramento torna a occupare i ranghi dello straordinario stupore.

E poi l'amore è paziente. E poi non deve dimostrare niente. E poi gli atti di amore (un regalo, per esempio) non sono atti dovuti, non si impongono né si esigono.

Ma non basta. Quello che debbono avere in comune, un uomo e una donna non è l'attrazione fisica, non  sono solo le affinità. Un uomo e una donna per amarsi debbono condividere gli stessi sogni. E volerli vivere insieme (per questo con Adrienne non può durare). 

Torna anche il tema del trombone, del pedante. Il ruolo è affidato a colui che impersonò Tony Blair nel film che vedeva come protagonista una Helen Miller convincente. Di pedanti ce n'erano di già in Annie Hall in fila al cinema (quanti ne ho incontrati nella vita, di pedanti che ora ti insegno io, ora ti dico io...). Lui va bene con la fidanzata di Owen, e i due mi richiamano alla mente questo scambio di battute:



Alvy: Ecco, voi voi, sembrate una coppia molto felice, e e, lo siete?
Coppia di passaggio: Sì!
Alvy: E... e... e questo a cosa lo attribuite?
Ragazza della coppia: Oh io sono superficiale e vuota, non ho mai un'idea e… non ho niente di interessante da dire.
Ragazzo della coppia: Io lo stesso.
Alvy: Ah, ho capito avete unito le vostre intelligenze.
(Annie Hall)


Quella coppia era felice perché superficiale (e forse per davvero è necessario essere un poco superficiali per essere felici. Naturalmente inconsapevolmente felici, che è meglio)... Ma torniamo al film e al paratesto. Dalla locandina al titolo. Vi suona già come noto, vero? Midnight in Paris vale a dire: Mezzanotte a Parigi. E via con Mezzogiorno di fuoco(4), e poi ci viene in mente la Parigi di Tutti dicono I love you (1997), la mezzanotte della zucca di Cenerentola e così via. E c'entrano probabilmente tutte. Ma a mezzanotte, il rintocco della mezzanotte di una pendola immaginaria, dà il senso della magia del film.
Ci giro attorno, mi spiace svelare la trama. Cercherò di essere il più delicata possibile. Siete ancora in tempo per smettere qua,  vedervi il film e tornare a leggere dopo.

Avete bisogno di sognare, avete bisogno di magia, vero? Ma noi usiamo questi termini in maniera metaforica. Tant'è che quando siamo innamorati tutto diventa magico. Ma nel film di Allen la magia non è metaforica.
Guardate qui sotto lo sguardo di Owen Wilson nel fotogramma qui sotto.

E ora immaginate di sentirvi trasportare in un altro mondo.

Basta, non ce la faccio proprio a rovinarvi il gusto di scoprire da soli che cosa accade.

Certo, è un film zeppo di omaggi (d'altronde come tutti i film di Allen); certo gli ambienti sono sempre quelli alto-borghesi e aleggia ovunque un profumo di cipria che non c'era nei film alleniani di venti anni fa.
Imputate il tutto all'età.
La sua, la mia: abbiamo voglia di sognare.

Per conto mio, la boucle est bouclée, il cerchio che va da Annie Hall a quest'ultimo film è chiuso. Felicemente.

N.B. Menzione speciale a Kathy Bates. Mi è piaciuto anche Adrien Brody (a chi ha detto che ha sovraccaricato il suo personaggio, dico: Oh, ma quello era così!). Owen Wilson  impersona bene il giovane Allen (meglio di Kenneth Branagh che finiva per sembrare una parodia - mi riferisco a Celebrity). E c'è anche il mio amatissimo Gad Elmaleh in una particina piccola piccola.
(Carlà? Lasciatela al suo ruolo di première Dame di Francia, è meglio).


Gad Elmaleh


(Credits : Si ringrazia il coniuge per avermi tormentato con Woody Allen da 23 anni a questa parte)



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(1) con il termine paratesto, si intende tutto ciò che gravita attorno al testo ma non è il testo.
(2) A volte indico il film con il titolo originale (Annie Hall), altre volte con il titolo italiano (Io e Annie).
(3) Ne parlo diffusamente qui.
(4) Ma solo per gli italiani, per gli inglesi è High noon (mezzogiorno spaccato) e per i francesi è Le Train sifflera trois fois (il treno fischierà tre volte).